La strage di Sant’Alessandro a Torre Annunziata: 42 anni dopo la camorra ancora nelle istituzioni

La strage di Sant'Alessandro, avvenuta il 26 agosto 1984


Il 26 agosto 1984 Torre Annunziata visse uno dei momenti più bui della sua storia. Alle 11.45, presso il Circolo dei Pescatori, ebbe luogo la sanguinosa strage di Sant’Alessandro, così chiamata per il santo del giorno.

Una raffica incontrollata di proiettili

Una domenica di agosto come tante si trasformò improvvisamente in uno scenario spietato di morti e feriti. 15 uomini provenienti dai clan Bardellino e Alfieri spararono sulla folla da un bus rubato in Calabria con sopra scritto “Gita turistica”, con l’obiettivo di uccidere i membri del clan Gionta.

Gli equilibri fra i clan si erano, infatti,  irrimediabilmente incrinati, in seguito all’alleanza dei Gionta con i Nuvoletta e l’uccisione di Leopoldo Del Gaudio, appartenente al clan Alfieri. La città si trasformò in un vero e proprio scenario di guerra. I morti furono 8 e i feriti 7, fra cui una bambina di soli 9 anni, ricoverata in prognosi riservata per 40 giorni.

bus strage di sant'alessandro
Il bus utilizzato durante la strage di Sant’Alessandro

Il racconto di Giancarlo Siani

A seguire da vicino la strage di Sant’Alessandro fu il giornalista Giancarlo Siani, che sviscerò le vicende dei clan per rivelarne le motivazioni e indagare a fondo sul fenomeno sociale e politico camorristico che attanagliava la città. Siani individuò nell’arresto di Valentino Gionta, avvenuto nel 1985 nella zona dei Nuvoletta, una tattica necessaria per sancire l’alleanza di quest’ultimi con i Bordellino. In seguito a queste dichiarazioni, il giovane giornalista fu assassinato dai Nuvoletta.

Il ricordo di Torre Annunziata della strage di Sant’Alessandro

A perdere la vita nella strage di Sant’Alessandro fu anche Francesco Fabbrizzi, padre di famiglia di 54 anni, completamente estraneo alle rivalità fra i clan. Fabbrizzi è stato riconosciuto come  “vittima innocente della criminalità organizzata” dal Ministero dell’Interno. Viene ricordato ogni anno dalla comunità oplontina, unita nella ferita profonda di una delle conseguenze più drammatiche del controllo camorristico sulla città.

Una realtà ancora radicata

Sebbene siano passati ormai più di 40 anni, la strage di Sant’Alessandro continua ad essere un monito per la lotta contro la criminalità organizzata, ancora oggi profondamente radicata nella viscere della città. La denuncia dei mesi scorsi da parte del procuratore Fragliasso riguardo la presenza della camorra in seno alla stessa amministrazione ribadisce la necessità di non sottovalutare l’influenza camorristica su Torre Annunziata, oggi celata dietro i meccanismi interni nella gestione della città, piuttosto che dietro i colpi di una pistola.

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