Sichinenza o zighinetto: come nasce questa parola napoletana?

Sappiamo che la lingua napoletana è ricca di parole che per suono e per etimologia non sembrano potersi rapportare ad alcuna radice. Eppure, nessuna parola nasce per caso, anche la più strana. Ad esempio, nel linguaggio comune siamo soliti parlare di “sichinenza” quando vogliamo definire qualcosa di povero, di falso, di mal ridotto o, in generale, di una condizione di povertà.

Spesso “sichinenza”, dal suono non immediato da pronunciare, viene sostituita dal termine “zighinetto”, anche se in questo caso ci si riferisce prevalentemente a roba falsa, insomma al classico “pezzotto”. Sono parole che nel significato sono ben chiare, venendo usate costantemente ancora oggi, ma sembrerebbe impossibile trovarne l’origine. Quello che sappiamo è che “sichinenza” viene usato, oltre che in Campania, in tutto il Meridione, specialmente in Calabria ed in Molise.

Eppure, anche per una parola tanto oscura c’è una spiegazione. La sua origine è molto recente rispetto ad altri termini della lingua napoletana: più o meno 70 anni. Per comprenderla dobbiamo tornare alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando gli americani sbarcarono nel Sud Italia ed a Napoli per liberare la penisola dall’occupazione nazista.

Come sappiamo, l’arrivo dei militari statunitensi a Napoli cambiò molte cose del modo di vivere e di mangiare della nostra terra: basti pensare che per loro fu inventata la carbonara, utilizzando gli unici alimenti presenti nella razione militare che veniva fornita ai marines. Forte era il mercato nero, dove si vendeva roba nostrana agli americani e si smerciava la loro roba usata, di seconda mano.

Riguardo quest’ultima, gli americani la definivano, nella loro lingua, di “second hand”, tradotto “di seconda mano”, che pronunciato nella cadenza tipica d’oltreoceano suonava più o meno come “sicon’ens”. A furia di sentire i militari ripetere questa breve frase, anche i napoletani iniziarono a definire la roba usata in questo modo, napoletanizzando il termine in “sichinenza”, che, di fatto, ha lo stesso suono, ma è più facile da pronunciare.

Così. la storpiatura di un’espressione americana è diventata parte della nostra lingua e dei dialetti di varie regioni d’Italia, ampliando il suo significato a tutto ciò che non è in perfette condizioni.

Fonte: Enciclopedia Treccani, Accademia della Crusca

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