Pubblicità Motta. Cruciani: “I napoletani hanno rotto veramente i c…”

Fa discutere da giorni la nuova pubblicità del Buondì Motta. In uno degli spot mandati in onda un piccolo apparecchio munito di intelligenza artificiale chiede alla famiglia riunita per colazione quale sia la merendina ideale: ad una mancata risposta, il device minaccia di infastidire selezionando e riproducendo “Musica Napoli”, poi fa partire una canzone neomelodica. La madre, spazientita, zittisce l’apparecchio.

Ovviamente è subito scattata la polemica: con “musica Napoli” la pubblicità sembra proclamare che la canzone napoletana sia solo quella dei neomelodici, oltre a definirla come fastidiosa, cancellando secoli della nostra produzione artistica. In prima linea il Movimento Neoborbonico e lo scrittore Angelo Forgione, che in un post ha aspramente criticato lo spot.

Proprio questo post è stato preso di mira da Giuseppe Cruciani, conduttore de “La zanzara” su Radio 24 e famoso per aver più volte attaccato ed offeso i napoletani. Cruciani legge in diretta il post di Forgione, annunciandolo con “Scrive Forgione che ogni tanto ci rompe i co…”. Durante tutta la lettura il conduttore si mostra sin da subito critico e polemico, facendo addirittura partire suoni simili a quelli di un mandolino nella parte in cui si afferma che la musica napoletana sia “mondo colto ed ampio”.

A fine lettura, Cruciani si sfoga criticando sia il post che i napoletani. “Sei ossessionato – attacca – è una pubblicità. Nessuno voleva dire che Napoli è fastidio. E’ una cosa pazzesca – continua – hanno rotto veramente i co…. La voce in regia, poi, rincara la dose dichiarando “Dovrebbero incazzarsi sulla pizza all’ananas, non sul Buondì Motta”.

Immediata anche la risposta social di Forgione: “Semmai sei tu che rompi i co… ai napoletani, ma con me caschi male, anche se fai il furbetto nella tua potente radio leggendo ciò che ho scritto (non a te ma al pubblico) sulla vicenda dello spot del Buondì e provando a dileggiarmi senza avere il buon gusto e la correttezza di avvertirmi, per giunta con il tipico turpiloquio che ti contraddistingue.

“Che poi, per interpretare quell’inviso personaggio che ti sei cucito addosso, intendi usare me per irridere i napoletani e la cultura napoletana. E allora, dopo aver letto il passaggio in cui scrivo “la musica di Napoli è mondo colto”, fai partire più volte dalla regia una strozzata nota iniziale di mandolino. Rilassati, Giuseppe. È chiaro che qui l’ossessionato non sono io ma tu; da Napoli.”

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