San Gennaro non fa il miracolo, ora che succede? Sepe: “Non significa chissà cosa”

Ieri il miracolo di San Gennaro non si è ripetuto. Il prodigio della liquefazione del sangue viene visto dalla tradizione popolare come segno di buon auspicio, un presagio funesto invece in caso contrario. A rinforzare tale convinzione alcune coincidenze storiche, come l’entrata in guerra dell’Italia, l’epidemia di colera e il terremoto dell’Irpinia che si sono verificati proprio dopo un mancato scioglimento del sangue. Atteggiamento che, è bene precisare, è del tutto rigettato dai membri del clero e dalla religione cattolica.

San Gennaro non fa il miracolo: ora che succede?

Non a caso il cardinale Crescenzio Sepe, prendendo la parola dopo la deposizione delle ampolle col sangue solidificato nella cassaforte, situata dietro l’altare maggiore della Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, ha affermato: “Vogliamo fare un atto di vera e profonda devozione al santo Gennaro perché siamo uniti nel suo nome. È lui che ci aiuta a vivere e a testimoniare la fede e, anche se il sangue non si scioglie, non significa chissà cosa”.

Dello stesso avviso è Doriano Vincenzo De Luca, prelato della Cappella del Tesoro: “Associare il mancato prodigio a qualcosa di non positivo ha a che fare esclusivamente con la tradizione popolare e non con la fede. Come Chiesa abbiamo sempre rifiutato questa associazione. Non lo leghiamo a eventi nefasti e catastrofici, piuttosto lo consideriamo come un invito a un supplemento di impegno e di preghiera che San Gennaro ci chiede. In questo particolare momento storico, inoltre, si può parlare anche di un supplemento di impegno civile per chi ha la responsabilità di guidare la città di Napoli”.

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