Viaggio nei misteriosi sotterranei del Plebiscito, le cupole della città segreta

basilica san francesco di paola

La più importante chiesa italiana del periodo neoclassico è senza dubbio la basilica di San Francesco di Paola, che è situata a Piazza del Plebiscito. La celebre basilica nasconde un’antica costruzione sotterranea, un ipogeo per la precisione. Uno spazio, un capolavoro sotterraneo che ha quasi le stesse dimensioni della chiesa che si trova al di sopra. Ed ora si pensa a come sfruttare al meglio questo fantastico luogo suggestivo. A tal proposito il sito IlMattino.it scrive:

Tutto a Napoli ha il suo doppio. Talvolta è invisibile e talvolta da scoprire. E da mostrare. Prendete uno dei simboli della città, la cartolina di Piazza del Plebiscito, sullo sfondo, la basilica di San Francesco di Paola, con il colonnato (imbrattato e deturpato) e la cupola che ripropone l’imponenza del Pantheon.

Ebbene, la più importante chiesa italiana del periodo neoclassico, voluta come ex-voto da Ferdinando IV (ormai già I) di Borbone a mo’ di ex-voto, nasconde un magnifico ipogeo che è anche un capolavoro ingegneristico da far invidia ai progettisti del Guggenheim Musuem di New York. È uno spazio che riproduce, sotterraneamente, le stesse dimensioni della chiesa sovrastante, ovviamente un po’ più schiacciate. Sono gli ipogei, a partire dai quali sono cominciati i lavori di restauro dell’edificio religioso, a cura del Provveditorato alle Opere Pubbliche e diretti da Salvatore Russo.

Gli operai della ditta appaltatrice di Paolo Sibilio sono all’opera dal luglio scorso. Una parte del colonnato, a sinistra del pronao della chiesa, è stato recintato e sottoterra si lavora a rendere fruibile al pubblico uno spazio straordinario e finora interdetto. Si tratta, innanzitutto, di un’area circolare che circonda una struttura portante in tufo a forma di gigantesco fungo a sorreggere la basilica. All’interno dell’originale pilastro c’è una cupola che corrisponde (nella collocazione precisa, ma è più piccola) a quella sovrastante.

«È una soluzione incredibile per i tempi in cui è stata realizzata» spiega Russo. È opera di Pietro Bianchi architetto luganese che, per l’epoca in cui lavorò a Napoli, ebbe geniali intuizioni nella realizzazione di San Francesco di Paola.
Ma non c’è solo la struttura centrale, impressionante e suggestiva, ma tutto un sistema di spazi e di altre cupole che possono trasformare l’ipogeo in un luogo ideale per mostre e allestimenti. In una sala circolare minore, che è stata ribattezzata la cupola degli echi, sottostante una delle cappelle superiori, c’è un insolito gioco di rimbalzi sonori che farebbe la gioia di un musicista contemporaneo alla Philip Glass o alla Jocelyn Pook.

«Le possibilità che offre l’ipogeo sono enormi» suggerisce l’assessore all’Urbanistica, Carmine Piscopo «E intendiamo sfruttarle per offrire ai napoletani e ai turisti occasioni culturali e spettacolari che contribuiscano a rendere finalmente viva piazza del Plebiscito». Che cosa sarà possibile fare lo si deciderà in un incontro che si terrà il prossimo 21 novembre. Il Comune illustrerà i dettagli del progetto d’uso ai rappresentanti delle istituzioni che hanno competenze su piazza e chiesa: il Demanio a cui appartiene il colonnato, il Fec che è proprietario delle botteghe e ovviamente la Soprintendenza ai Monumenti.

«La nostra linea-guida» aggiunge Piscopo «è puntare sulla vivibilità degli spazi storici, la loro utilizzazione costante. Solo in questo modo si ottiene una tutela civile che eviti gli scempi e i vandalismi». È un esplicito riferimento alle Soprintendenze. «Non possono limitarsi a mettere dei vincoli» chiarisce Piscopo. Vincoli che, detto per inciso, dovrebbero essere i primi a rispettare.

A metà della prossima settimana, il colonnato si trasformerà in un set cinematografico. «Mario Martone» svela Russo «deve girarvi alcune scene del suo film su Leopardi». Sempre la settimana prossima dovrebbero spuntare anche le prime impalcature esterne per cominciare a pulire e consolidare la facciata e l’esterno della basilica. Secondo il progetto e se tutto fila liscio, entro due anni si dovrebbe ammirare la chiesa tirata a lucido. Via le erbacce dal tetto e attorno alla cupola, via le scritte deturpanti sulle colonne e sulle mura, via i bivacchi dei barboni che hanno realizzato persino improvvisati e osceni rifugi di cartone sul lato sinistro della facciata. Proprio da questa parte del colonnato è previsto l’ingresso per visitare l’ipogeo ritrovato.

Finito il ripristino dell’esterno, i restauri proseguiranno all’interno della basilica, cercando di interferire il meno possibile con le funzioni religiose.
La piazza dovrebbe trovare il suo gioiello più prezioso, rivitalizzato, secondo le intenzioni, con botteghe di qualità negli spazi sotto il colonnato. Ora ospitano attività che stentano e non spingono i turisti a staccarsi dal percorso solito e obbligato da piazza Trieste e Trento al Lungomare. Si limitano, è noto, a scattare qualche foto a debita distanza.

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