Video. Pernacchio o pernacchia? Scopriamo la sua storia…

pernacchio

Figlio mio, c’è pernacchio e pernacchio… Anzi, vi posso dire che il vero pernacchio non esiste più. Quello attuale, corrente… quello si chiama pernacchia. Sì, ma è una cosa volgare… brutta! Il pernacchio classico è un’arte. […] Il pernacchio può essere di due specie: di testa e di petto. Nel caso nostro, li dobbiamo fondere: deve essere di testa e di petto, cioè di cervello e passione. Insomma, ‘o pernacchio che facciamo a questo signore deve significare: tu sì ‘a schifezza ra schifezza ra schiefezza ra schifezza ‘e l’uommene! Mi spiego?”  (tratto da “L’oro di Napoli”, Eduardo De Filippo nei panni di Don Ersilio Miccio)

Si tratta di un suono napoletanissimo e fragoroso che i puristi definiscono come un suono derisorio, ironico e volgare, eseguito soffiando con la lingua all’infuori inserita tra le labbra serrate, oppure premendo con il dorso della mano sulla bocca. Il suono che ne viene fuori è simile a quello di una flatulenza, chiamato “pernacchia” nel primo caso e “pernacchio” nel secondo, termini che però vengono spesso confusi.

‘O pernacchio però ha origini molto antiche. Sembrano risalire alle Guerre Sannitiche, quando i sanniti sconfissero i romani presso le Forche Caudine, costringendoli poi a passare sotto il giogo delle lance. La leggenda narra che in questa occasione i sanniti inventarono il pernacchio, coprendo la bocca con le due mani posizionate a forma d’imbuto e usando il suono contro gli sconsolati vinti. Altri invece lo fanno risalire al periodo del dominio spagnolo, quando i popolani lo usavano per “salutare” l’arrivo degli esattori delle tasse.

Ma è il cinema a dare maggiore lustro al pernacchio, con i personaggi più noti della commedia dell’arte come Eduardo, Totò e persino Alberto Sordi, tra i maggiori interpreti. Il pernacchio più celebre nella storia del cinema è sicuramente quella di Eduardo De Filippo, contro la superbia del nobile arrogante del quartiere. È in questa occasione che Eduardo la differenzia dalla più comune “pernacchia”, considerata volgare e scialba, quella fatta con la lingua tra le labbra, mentre dispensa consigli su come eseguire un’ottimo pernacchio di protesta sociale, vantandosi di essere uno dei pochi rimasti che ancora la sapevano praticare.

Totò, nel film “I due Marescialli”, ambientato nella seconda guerra mondiale, impersona un Maresciallo dei Carabinieri, che si prende gioco delle autorità naziste facendo dei pernacchi e facendoli fare ripetutamente da presunti imputati, per scoprire l’autore dello sberleffo loro rivolto durante una cerimonia militare. Non ultima il famoso pernacchio rivolto ai lavoratori da Alberto Sordi nel film “I Vitelloni” di Fellini.

Oggi esiste persino un sito che organizza un festival della pernacchia (“Razzie awards“) che consisterebbe nell’attribuzione dell’”oscar del pernacchio” al posto degli oscar tradizionali. Se volessimo partecipare basterebbe solo un po’ d’impegno e tanto esercizio, con il vero maestro del pernacchio.

Buona lezione a tutti!

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