Portici, restaurata la lapide annonaria di Carlo di Borbone: fu prova di grande governo

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A Portici finalmente si è concluso il restauro della lapide annonaria del 1751 fatta installare da re Carlo di Borbone in via Università (vecchia “strada Regia delle Calabrie) nei pressi del civico 8, ad angolo con piazza San Ciro, precisamente su quel palazzo che fu residenza della dogana e dell’ufficio comunale di Portici nella seconda metà del ‘700.

Questa “lastra” in marmo bianco (detta “annonaria” perché contiene un tariffario per il pagamento delle imposte di piazza sui prodotti alimentari) è la prova di una testimonianza storica di grandi capacità amministrative e di efficienza, da parte di re Carlo di Borbone, nel tenere a bada la “brama di guadagno” degli appaltatori che gestivano il dazio a loro piacimento, stabilendo con una vera e propria legge quali fossero i diritti per il (carriaggio) “trasporto” che quegli  esattori daziari potevano riscuotere da parte dei venditori e dei produttori delle piazze di Portici, Resina, Torre del Greco e Cremano in modo da evitare altri abusi a danno dei sudditi lavoratori.

La lunga iscrizione in latino presente sulla lapide recita così: “Carlo per grazia di Dio, re delle Due Sicilie – da notare come si parlava già da tempo di Re delle Due Sicilie – e di Gerusalemme, infante di Spagna, duca di Parma, Piacenza e di Castro, grande principe ereditario di Etruria Toscana, decreta da parte della sua reale maestà e del suo tribunale della Real Camera, che stante ai reclami delle parecchie persone prodotti contro imprenditori delle tasse sulle piazze o sui diritti gabellari dei comuni di Torre del Greco, di Resina, di Portici e di Cremano e per loro gli assuntori del diritto di piazza si astenessero dalla indebita esazione su accennata. Detto diritto di piazza per i carretti, le some inclusivamente e per tutti i veicoli di passaggio per i predetti casali, ed ivi si riscuoteranno le gabelle e gli utili per i generi importati tanto dai cittadini quando dagli stranieri, purché non siano stati contrattati per vendita o per compera nei medesimi comuni, nel qual caso il diritto di piazza per la detta contrattazione si esigerà dai forastieri in tanto ed in ragioni dei diritti non eccedenti quelli dell’istrumento del regio fisco dell’anno 1737, foglio decimo e bando 1738, foglio 13, capitolo sesto, cioè quattro grana per qualsiasi carretto ovvero peso, ossia salma, dei generi dei vicini o dei venditori dell’estero nei casali predetti ed eccettuate le erbe o foglie verdi provenienti dalle paludi napoletane, le quali si debbono ritenere immuni da qualsiasi pubblico decreto nelle sopraddette università, soggetti ai presenti decreti, sotto le pene per gli amministratori e gli assuntori dei diritti di piazza ed a tutti i contravventori di cento ducati, in qualunque modo esclusivamente ad arbitrio della regia camera, con ordine di erigersi una marmorea lapide nelle piazze di quelle università con iscrizione del decreto per il cui effetto si è formata la seguente tariffa, cioè: per ogni carro di vettovaglia e commestibili che ogni altro genere di roba, si contratti da forestieri, comprando o vendendo in ciascuno dei detti comuni, grana 4 per ogni carretta, secondo il numero della sacca, grana 2 con trattarsi o ritenersi franche ed immuni dalle paludi in questa città (Napoli) si portano a vendere in detti casali, pertanto col presente si ordina e si comanda che da oggi in avanti per esecuzione de suddetti decreti, i su accennati casali e lotto affittatori del diritto di piazza, debbono astenersi di esigere altri diritti o tasse sotto qualsiasi titolo, fuorché i notati nella presentabilita tariffa, cioè sotto le comminate pene e ci si eseguisca detta legge se vuolsi tener cara la regia grazia. Data in Napoli dalla Regia Camera Superiore il giorno 30 del mese di aprile 1751. Il regio fisco. D. Matteo De Ferrante M.C.D. Francesco Vargas Maciucca, Domenico Antonio Scarola, Agente”.

Questa lapide è di fatto un pezzo importante della storia civile di Portici e dell’intero (ma non ancora ufficializzato) Regno delle due Sicilie. È stata abbandonata per parecchi anni e portata a rischio crollo soprattutto negli ultimi (ennesimo danno per la cancellazione della memoria di questa terra), con il pericolo di  ferire o arrecare danni più gravi a qualcuno. Solo grazie alle numerose segnalazioni e denunce alla Sovrintendenza di Napoli presentate dal consigliere comunale del M5S Alessandro Caramiello, dalla sua associazione “Portici Borbonica” e dall’appoggio simbolico-culturale del Movimento Neoborbonico (oltre ai tanti porticesi gelosi delle proprie radici), che diversi mesi fa questa lapide è stata disinstallata e sottoposta a restauro.

Di seguito le dichiarazioni del consigliere Caramiello: “In data 20 Marzo 2018 denunciai lo stato di degrado e di abbandono dell’Epitaffio presente al corso Garibaldi, sia all’ufficio tecnico del comune di Portici e sia alla soprintendenza. In data 19 Dicembre dello stesso anno, stesso iter per la lapide annonaria di Carlo di Borbone ubicata a Via Università n° 8. Per quest’ ultima, il comune effettuò una messa in sicurezza parziale ed infatti poco dopo i segni di cedimento divennero ancora più evidenti. Il 15 febbraio del 2019 effettuammo un sopralluogo con i tecnici della soprintendenza i quali non poterono fare altro che constatare la pericolosità e fecero una relazione approfondita al comune chiedendo d’intervenire quanto prima per mettere in sicurezza la lapide settecentesca. Il 12 luglio 2019, il Dirigente di settore, con la Determina Dirigenziale n°1070 affida ad una ditta il restauro sia dell’epitaffio, primo manifesto di protezione civile al mondo posizionata  nel 1632 a valle della tremenda eruzione del Vesuvio del 1631 che causò la morte di 4000 Porticesi, sia della lapide annonaria. Il 13 gennaio del 2020 è stata staccata la lapide annonaria dal suo alloggio precario e solo oggi finalmente, data la situazione che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e mezzo con fortissimi rallentamenti, siamo riusciti a rivedere la lapide nel posto che ha occupato negli ultimi 270 anni. Per quanto riguarda invece l’epitaffio il restauro iniziò il 06/07/2020 e dopo poche settimane fu ripristinato. E’ importante tutelare e salvaguardare i nostri beni storici e architettonici che potrebbero se ben pubblicizzati creare turismo attirando cittadini da tutto il mondo così come già avviene per il puttino di Bruxelles o la sirenetta di Copenaghen”.

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