Bagnoli, blitz degli attivisti sulla colmata: “Operai senza mascherine e camion scoperti”

Lavoratori senza mascherina a Bagnoli


Ieri mattina un gruppo di abitanti e attivisti della Rete No America’s Cup ha occupato pacificamente i cantieri sulla colmata di Bagnoli, denunciando quello che definisce un disastro ambientale pianificato. Al centro delle accuse la gestione degli interventi in corso nell’area: lavoratori operanti senza mascherine né altre misure di sicurezza individuale, camion che trasportano materiale senza copertura, e soprattutto il prossimo dragaggio dei fondali, che secondo i manifestanti comporterà la sollevazione di sabbie iper-inquinate destinate a essere depositate in vasche a cielo aperto, esposte agli agenti atmosferici.

Per circa un’ora il gruppo è rimasto all’interno del cantiere, spingendosi fino all’ingresso principale utilizzato dai camion. Le forze dell’ordine hanno nel frattempo impedito l’accesso ad altri manifestanti che tentavano di raggiungere il presidio. Intorno alle undici il gruppo si è ricompattato, è tornato sul pontile nord e poi nel quartiere per condividere con gli abitanti il materiale fotografico e video raccolto durante l’azione.

Lavoratori senza mascherina su una colmata tossica

Il dato che ha colpito di più i manifestanti riguarda le condizioni di sicurezza dei lavoratori presenti nel cantiere. La colmata di Bagnoli è uno dei siti più inquinati d’Italia, eredità di decenni di attività industriale dell’Italsider: la presenza di metalli pesanti, diossine e altre sostanze tossiche nei suoli e nei fondali è documentata da anni di analisi ambientali. Operare su quel terreno senza dispositivi di protezione individuale — secondo gli attivisti — espone i lavoratori a rischi concreti e configura una gestione del cantiere quantomeno opaca.

A questo si aggiunge il trasporto di materiale effettuato con camion privi di copertura, con il rischio di dispersione nell’aria di polveri potenzialmente contaminate lungo le strade del quartiere. Elementi che la Rete No America’s Cup ha documentato con foto e video, mostrati alla stampa presente sul pontile nord durante il sit-in.

«Iniziano i sopralluoghi popolari»

Gli attivisti hanno annunciato non si è trattato di un’azione isolata. «Fino a questo momento i presunti sopralluoghi sono stati effettuati soltanto da esponenti istituzionali, traducendosi in passerelle e patetiche marchette politiche», si legge nel comunicato diffuso dalla Rete. «Da oggi iniziano i sopralluoghi popolari al cantiere, a cui tutta la popolazione è invitata a partecipare».

L’appuntamento prossimo è un consiglio popolare di quartiere, annunciato per le prossime settimane, in cui i residenti potranno discutere pubblicamente di quanto emerso. La Rete No America’s Cup denuncia in particolare l’opacità degli interventi in corso: lo scorticamento della colmata, già in atto, e il dragaggio dei fondali, descritto come «pericolosissimo» per la quantità e la qualità delle sostanze che verrebbe a rimestare. Un atto d’accusa che si inserisce nel più ampio dibattito — già acceso in città — sui costi ambientali e sociali della preparazione dell’evento velico del 2027.


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