Dalla rinascita del Sebeto a città dell’acqua pubblica: la visione di ABC per Autonomia Napolitana

ABC e il Nuovo Sebeto - La visione di Autonomia Napolitana


Dal servizio idrico al recupero della memoria del Sebeto, passando per la rigenerazione ambientale di Napoli Est. È questa la visione che Autonomia Napolitana, movimento guidato da Gigi Lista, lega ad ABC Napoli, l’azienda che gestisce il servizio idrico cittadino e che il movimento immagina come uno dei soggetti centrali del progetto “Nuovo Sebeto”.

La proposta parte da un’idea precisa: Napoli è una città profondamente legata all’acqua, dalle sorgenti agli acquedotti, dalle falde al mare, fino al fiume Sebeto, oggi nascosto sotto la città. Per Autonomia Napolitana, questa memoria non dovrebbe rimanere soltanto un elemento della storia cittadina, ma diventare il punto di partenza per una nuova infrastruttura ambientale, urbana e culturale.

ABC al centro del progetto sul Sebeto

Nel progetto del “Nuovo Sebeto”, ABC dovrebbe partecipare a un tavolo scientifico multidisciplinare insieme all’Università Federico II, ingegneri idraulici, geologi, archeologi, speleologi, biologi, chimici, architetti e urbanisti, oltre agli altri enti pubblici competenti. L’obiettivo indicato dal movimento è innanzitutto conoscere e mappare l’acqua di Napoli.

Si partirebbe quindi dallo studio delle falde, degli antichi percorsi del Sebeto, degli acquedotti e delle cavità, insieme all’analisi della qualità delle acque. Solo dopo questa fase conoscitiva, secondo la proposta, sarebbe possibile individuare dove e con quali modalità recuperare la presenza dell’acqua nello spazio urbano.

Dal Centro Direzionale alla Maddalena, un nuovo asse verde-blu

Il progetto immagina l’antico tracciato del Sebeto come possibile asse verde-blu di Napoli, dal Centro Direzionale verso la Maddalena e oltre. Dove tecnicamente possibile potrebbero trovare spazio acqua, canali, fontane, sistemi di raccolta delle piogge, aree verdi e nuovi spazi pubblici.

Dove invece il ritorno fisico dell’acqua non fosse possibile, il tracciato potrebbe essere restituito alla città attraverso piazze, giardini, percorsi urbani, installazioni e interventi di archeologia. L’idea è utilizzare la memoria del fiume come strumento per affrontare anche questioni contemporanee, dalla gestione delle acque meteoriche alla riduzione delle isole di calore, fino alla rigenerazione urbana.

«ABC deve diventare custode dell’acqua di Napoli»

È in questo quadro che Autonomia Napolitana attribuisce ad ABC un ruolo che va oltre la gestione ordinaria del servizio idrico. Il movimento propone di trasformare l’azienda in una sorta di “custode dell’acqua di Napoli”, favorendo il rapporto con università, ricerca, imprese e altri soggetti della città per studiare e valorizzare la risorsa idrica.

Tra le ipotesi contenute nel documento compare anche quella di “Acqua di Napoli”, un possibile marchio pubblico destinato, secondo la proposta, a valorizzare l’acqua cittadina attraverso bottiglie di vetro e circuiti controllati e certificati. L’idea viene collegata alla cultura napoletana della pizza e del caffè, con l’obiettivo di trasformare l’acqua in un elemento capace di produrre cultura e valore per la città.

La posizione sulla trasformazione di ABC in Spa

La proposta si inserisce in un momento particolarmente delicato per ABC. L’amministrazione Manfredi ha avviato il percorso di trasformazione dell’azienda speciale in “ABC Società per azioni Benefit”. Anche se il sindaco ha ribadito che ABC resterà pubblica al 100%, e che l’eventuale ingresso di privati farebbe venir meno le condizioni per l’affidamento in house, dal punto di vista giuridico ABC da azienda di diritto pubblico diverrebbe azienda di diritto privato, aprendo così la porta principale alla logica del profitto. Un percorso che, eticamente, non dovrebbe riguardare l’acqua, e bocciato già nel 2011 con l’esito di un referendum. Napoli, lo ricordiamo, è l’unica città in Italia ad aver rispettato la volontà popolare, che altrove non è stata tenuta inconsiderazione.

Autonomia Napolitana: «Non privatizzare l’acqua»

Su questo punto la posizione di Autonomia Napolitana è netta: il movimento si oppone alla privatizzazione di ABC e sostiene che l’acqua debba rimanere un bene pubblico. La proposta “Acqua di Napoli”, viene spiegato, avrebbe infatti senso proprio all’interno di una gestione pubblica della risorsa.

«Non per privatizzare l’acqua. Al contrario: per trasformare un bene pubblico in valore pubblico», è il principio espresso nel documento del movimento. L’eventuale valore economico prodotto dalle attività compatibili con la natura pubblica del progetto dovrebbe, secondo la proposta, essere reinvestito nella manutenzione e nell’innovazione della rete idrica, nella tutela ambientale, nel sostegno alle fasce più fragili, nella rigenerazione urbana e nella ricerca.

Dall’acqua risorse per la città

La visione proposta da Autonomia Napolitana prevede quindi un modello nel quale l’acqua non viene considerata soltanto come una risorsa da distribuire, ma come una componente strategica della città. Gli eventuali ricavi derivanti dalle attività indicate nel progetto dovrebbero tornare alla comunità attraverso investimenti sul servizio e sul territorio.

È un’impostazione che il movimento collega direttamente al “Nuovo Sebeto”: l’acqua come infrastruttura, memoria, ambiente e possibile motore economico. Nel progetto vengono citati anche fondi europei, programmi ambientali e climatici, risorse per la rigenerazione urbana e la cultura, finanziamenti alla ricerca e partnership pubblico-private compatibili con la tutela del bene pubblico.

Dal Sebeto alla “città dell’acqua”

La proposta guarda infine oltre il solo recupero del tracciato del fiume. Autonomia Napolitana immagina una rete culturale e turistica capace di collegare Sebeto, acquedotti, Napoli sotterranea, cavità, sorgenti e archeologia industriale, costruendo una nuova narrazione della storia dell’acqua a Napoli.

In questa prospettiva, ABC diventerebbe uno degli strumenti attraverso cui la città potrebbe conoscere, proteggere e valorizzare la propria risorsa idrica. Il “Nuovo Sebeto” rappresenterebbe invece il progetto territoriale nel quale questa visione potrebbe tradursi in interventi concreti, soprattutto nell’area orientale della città.

Il principio politico alla base della proposta è sintetizzato da Autonomia Napolitana nella formula “Napoli, città dell’acqua”: non limitarsi a conservare la memoria del Sebeto, ma utilizzarla per costruire nuove infrastrutture, attività culturali, ricerca e opportunità per il territorio, mantenendo al centro la natura pubblica della risorsa.

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