Chi è Guido Gianni, l’orafo graziato da Mattarella: la rapina del 2008 e le differenze con il caso Roggero

Guido Gianni


Diciotto anni dopo la rapina nella sua gioielleria di Nicolosi, nel Catanese, finita con due rapinatori morti e un terzo ferito, Guido Gianni ha ottenuto la grazia parziale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il decreto, firmato il 7 ottobre, riduce di tre anni e due mesi la condanna a 12 anni e 4 mesi per duplice omicidio e tentato omicidio.

Il provvedimento ha subito riacceso il dibattito sulla legittima difesa e riportato l’attenzione sul caso di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato per una vicenda simile. Le due storie, però, hanno percorsi molto diversi, a partire da come si è arrivati alla richiesta di clemenza.

Chi è Guido Gianni

Gianni ha 66 anni, è nato a Torino ed è catanese d’adozione: vive da oltre trent’anni a Nicolosi, ai piedi dell’Etna, dove era conosciuto per la sua attività di orafo. Gestiva la gioielleria insieme alla moglie, Maria Angela Distefano. Il 18 febbraio 2008 tre uomini fecero irruzione nel negozio, dove si trovavano anche un cliente e la moglie del titolare. La donna fu aggredita e minacciata con una pistola, poi risultata a salve. Gianni, che aveva un’arma regolarmente detenuta, sparò: due rapinatori di 21 anni morirono, il terzo rimase ferito.

La condanna: perché non è stata riconosciuta la legittima difesa

Nei processi l’orafo ha sempre sostenuto di aver agito per proteggere la moglie. I giudici, però, hanno escluso la legittima difesa: i colpi mortali, secondo le perizie, raggiunsero i rapinatori alle spalle, quando stavano già fuggendo e non c’era più un pericolo immediato. I legali avevano provato a sostenere che Gianni avesse reagito in stato di shock, ma la condanna è arrivata comunque, a 12 anni e 4 mesi. La sentenza è diventata definitiva ed esecutiva nel 2022, con il trasferimento in carcere. Nello stesso anno la moglie ha lanciato su Change.org una petizione per chiedere la grazia al capo dello Stato, sostenendo che il marito avesse difeso lei, la propria vita e quella di un cliente.

La grazia parziale e i suoi effetti

Con il decreto del Quirinale la pena non viene cancellata, ma ridotta: dopo oltre cinque anni già scontati il residuo scende sotto la soglia dei quattro anni. Questo consentirà al Tribunale di sorveglianza di valutare l’affidamento in prova ai servizi sociali, e quindi l’uscita dal carcere. Nella decisione hanno contato il parere favorevole del magistrato di sorveglianza, il percorso penitenziario già compiuto e le condizioni di salute dell’uomo.

La moglie ha ringraziato Mattarella, definendolo il proprio eroe, pur sottolineando che la grazia è soltanto parziale. Il Capo dello Stato ha firmato in totale tre decreti di grazia: gli altri due riguardano detenuti condannati per fatti di droga. In tutti e tre i casi, il ministro della Giustizia aveva espresso parere favorevole al termine dell’istruttoria.

Il caso Roggero: una dinamica simile, un percorso diverso

Mario Roggero è il gioielliere piemontese condannato a 14 anni e 9 mesi per una rapina finita nel sangue a Grinzane Cavour. Il suo caso, durante l’estate, era finito al centro dello scontro politico, con diversi esponenti del governo e della maggioranza che avevano chiesto a Mattarella di intervenire. Anche in questo caso la dinamica dei fatti ricorda quella di Nicolosi: una rapina in gioielleria, la reazione armata del titolare, la morte dei malviventi.

Le differenze, però, riguardano ciò che è successo dopo. La domanda di grazia di Gianni ha seguito l’iter ordinario: è stata presentata al ministero della Giustizia, che ha raccolto informazioni e il parere del magistrato di sorveglianza, ha espresso a sua volta un parere e ha trasmesso la pratica al Quirinale. Per Roggero, invece, il ministro Carlo Nordio aveva avviato l’istruttoria di propria iniziativa, senza una domanda del condannato o dei suoi familiari.

Tempo scontato, salute e tempistica: i fattori che pesano

A rendere il caso di Gianni compatibile con la clemenza hanno contribuito anche la lunga detenzione già scontata, i problemi di salute e la possibilità, con la grazia parziale, di accedere a una misura alternativa. Nel caso di Roggero, invece, di domanda di grazia si è parlato già prima che fossero state depositate le motivazioni della Cassazione. Un tentativo chiaramente assimilabile alla volontà di ignorare l’esito del processo ordinario. Sulla ricostruzione dei fatti pesano anche le circostanze dell’episodio: nel caso piemontese, le telecamere di sorveglianza hanno ripreso Roggero mentre inseguiva i ladri in fuga, e l’arma sarebbe stata detenuta illegalmente.


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