Parata zombie a Napoli col patrocinio del Comune: nulla a che vedere con l’identità partenopea
Ott 12, 2026 - Francesco Pipitone
La parata degli zombie a Napoli con il patrocinio del Comune
Sabato 17 ottobre, alle 16, un corteo di morti viventi partirà da piazzetta Berlinguer e, attraverso via Toledo, arriverà fino alla Galleria Umberto I. La partecipazione è libera e gratuita, il pubblico è invitato a presentarsi truccato e in costume, e i primi quaranta iscritti avranno un trucco a tema offerto dagli organizzatori. Nulla di male in una sfilata in maschera: il punto è un altro.
Il punto è che l’iniziativa rientra nel programma di una rassegna promossa dal Comune di Napoli e finanziata dal Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo del Ministero della Cultura. Lo dice la stessa locandina, che porta il marchio di «Affabulazione» e, in alto, i loghi della Direzione generale Spettacolo del Ministero e del Comune di Napoli. La domanda, allora, non riguarda l’evento in sé, ma il suo posto in un cartellone istituzionale: quale legame c’è tra una parata di zombie e la tradizione, la cultura e l’immaginario della città?

Che cos’è la parata e chi la promuove
La «Parata Zombie Napoli» è l’anteprima della seconda edizione del Napoli Horror Festival, in programma dal 20 al 22 novembre al Parco San Laise, nell’ex Base Nato di Bagnoli. A organizzarla è la compagnia Le Streghe del Palco, che nel 2019 aveva già portato oltre duecento persone travestite da morti viventi nel centro storico, in occasione del primo festival.
Il festival, e con esso la parata, è inserito in «Affabulazione», la rassegna di teatro, musica e danza promossa dal Comune e sostenuta con fondi ministeriali, di cui quest’anno è in corso la quinta edizione. Il progetto, ricordano le cronache delle edizioni precedenti, nasce per raccontare una Napoli «policentrica», valorizzando la cultura partenopea e investendo nelle periferie con laboratori, spettacoli e progetti diffusi.
Il punto non è lo zombie, ma il sigillo istituzionale
Nessuno mette in discussione il diritto di una compagnia teatrale di organizzare una sfilata a tema horror, né di un pubblico di divertirsi in maschera. Il punto è un altro: quando un evento entra in una programmazione promossa dal Comune, riceve un riconoscimento pubblico. Nella locandina della «Parata Horror», fondo blu, scritta in azzurro e sangue che cola dalle lettere, il logo del Comune di Napoli campeggia accanto a quelli del Ministero della Cultura, di Cultura Napoli e di Napoli Città della Musica, oltre a quello della compagnia organizzatrice. E quel riconoscimento implica, quantomeno, una coerenza con le finalità dichiarate dalla rassegna.
Le finalità di «Affabulazione» parlano di cultura partenopea, di identità dei quartieri, di una Napoli da portare alla luce. Una parata che attraversa il salotto turistico della città, via Toledo e la Galleria Umberto, travestita da un genere nato altrove, è un’iniziativa che con quel racconto ha poco a che vedere. Non è un delitto, ma è una scelta, e come tutte le scelte pubbliche va spiegata. Almeno così è come la vediamo noi, un giudizio chiaramente sindacabile e verso cui accettiamo qualsiasi obiezione.
La Napoli dei morti è un’altra cosa
Napoli ha con i defunti un rapporto antico e profondo, che non ha nulla di spettacolare: il culto delle anime del Purgatorio, le «anime pezzentelle» del cimitero delle Fontanelle, le preghiere e le offerte dei vivi per i morti. È un immaginario fatto di devozione, ironia, familiarità con l’aldilà, che nei secoli ha segnato la città. Lo zombie, figura diffusa soprattutto dal cinema horror americano, ne è l’esatto opposto: il morto che non ha pace e che minaccia i vivi.
Lo stesso Comune sembra saperlo. Nel 2025, per la quarta edizione di «Uànema: festa degli altri vivi», il Comune ha promosso e finanziato una rassegna che si presentava come alternativa all’Halloween d’importazione, un omaggio alle origini grottesche e dissacranti con cui Napoli ha sempre festeggiato i morti. Se il Comune stesso rivendica una strada autoctona per raccontare l’horror e l’aldilà, resta da capire perché un programma con il suo marchio ospiti l’esatto opposto.
Le ragioni degli organizzatori
Gli organizzatori sostengono che la parata non sia soltanto una goliardata per appassionati del genere, ma un’occasione di riflessione sulla paura, un’emozione ancestrale comune a tutti gli esseri viventi. Sottolineano anche il carattere inclusivo e gratuito dell’iniziativa e il suo ruolo di ponte tra il centro storico e Bagnoli, dove si terrà il festival.
Sono argomenti legittimi, che accogliamo senz’altro. Ma non cancellano le nostre perplessità e quelle di una parte importante di cittadinanza, che vorrebbe – magari – maggiore spazio per millenni di stratificazione identitaria e culturale.
