Emanuele Gianturco. Chi era e perché gli fu dedicata una strada?

VIA GIANTURCO 6

Agli inizi del Novecento ospitava numerosi importanti insediamenti urbani e forse non tutti sanno che il suo nome deriva dall’intitolazione dell’asse viario principale. La zona industriale di Gianturco trae origine, infatti, da via Emanuele Gianturco, strada che attraversa la quarta municipalità di Napoli.

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Emanuele Gianturco

Ma chi era questo importante giurista e avvocato italiano a cui è stata intitolata una delle strade principali del capoluogo partenopeo? Nato nel 1857 ad Avigliano, un paesino lucano in provincia di Potenza, situato a mille metri di altitudine, si trasferì a Napoli a quasi vent’anni per seguire i corsi presso la facoltà di giurisprudenza del capoluogo campano e le lezioni di musica al Conservatorio di san Pietro a Majella. Fin dall’inizio mostrò la sua diversità, giurista e musicista, legato alla famiglia e pronto a partire per seguire i suoi sogni. Dopotutto sarebbe dovuto diventare un calzolaio come il padre, ma grazie alla sua forza di volontà e alle entrate del fratello maggiore prete, studiò e riuscì ad affermarsi in quella che era sempre stata la sua passione: il diritto. Con la pubblicazione della tesi di laurea, che gli valse il titolo di privato docente di diritto civile, iniziò anche la collaborazione con “Il Filangieri”, nota rivista napoletana, sulla quale pubblicò recensioni e saggi, come Gli studi di diritto civile e la questione del metodo in Italia. Dopo aver aperto una scuola privata di diritto civile e aver conseguito il diploma di Maestro di Musica, a poco più di trent’anni ottenne la cattedra di diritto civile nell’Università di Napoli. Nello stesso anno, nel 1889, fu anche eletto alla Camera dei deputati nel seggio del III collegio di Basilicata.

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Da questo momento iniziò la carriera politica di Gianturco che lo portò a ricoprire diversi incarichi importanti. Fu infatti nominato sottosegretario di Stato alla Giustizia nel primo governo presieduto da Giovanni Giolitti, ministro dell’Istruzione pubblica, ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti nel secondo governo di Antonio Starabba marchese di Rudinì. Successivamente fu anche scelto per ricoprire le cariche di vicepresidente della Camera dei deputati, guardasigilli nel governo di Giuseppe Saracco e ministro dei Lavori pubblici nel terzo governo Giolitti. Ma Gianturco oltre a essere ricordato come politico, è passato alla storia per essere stato uno dei più importanti esponenti della Nuova Scuola di diritto civile che, insieme con Nicola Coviello e Giuseppe Stolfi, erano proiettati verso un’unificazione politica e legislativa. Inoltre, lo stesso potentino fece parte dei cosiddetti civilisti neoterici, nati a fine Ottocento, accomunati dall’insoddisfazione verso il presente e dal bisogno di apportare modifiche all’ambiente politico-giuridico proprio del loro tempo. In particolare Gianturco concentrò molti suoi scritti sul diritto di proprietà che è, secondo il giurista, l’unità di molteplici altri diritti come lo ius possidendi e lo ius utendi. Egli si allontanò dall’idea secondo cui la proprietà è un bene divisibile, ma la concepisce piuttosto in base al modello giuridico romano per cui il diritto di proprietà è determinato sia dall’elemento individuale che da quello sociale. Sfortunatamente, a causa di un incendio scoppiato nella sua casa napoletana, molte sue carte, frutto di riflessioni e idee, andarono parzialmente distrutte. Soprattutto, ad oggi, non è stato possibile ricostruire tutto l’archivio giuridico e politico di Gianturco che morì nel 1907 a causa di un cancro alla gola.

Fonti: Elisabetta Fusar Poli, “La causa della conservazione del bello”, Milano, Giuffrè, 2006
Francesco Galgano, “Dogmi e dogmatica nel diritto”, Padova, Cedam, 2010

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