Viaggio nella storia del make-up: gli Egizi e il trucco

Nefertiti

Finalmente ci siamo! Ecco un popolo antico che ha lasciato profondissima traccia della sua esistenza in ogni campo, e dunque anche il campo estetico! Finora abbiamo parlato di popolazioni il cui lascito storico era esiguo, povero di ritrovamenti e con scarsa documentazione, con la civiltà egizia c’è un radicale cambio di rotta. Ci hanno lasciato una vastissima quantità di documenti e reperti che hanno segnato il loro tempo e soprattutto hanno dato linfa vitale ai progressi delle civiltà che li hanno seguiti.  E a questo popolo dedicheremo uno sguardo speciale e dettagliato, sbirciando dalla serratura del tempo quelle che erano le loro abitudini, i loro costumi e le loro scoperte, ma iniziamo subito con una panoramica.

Quando parliamo di Antico Egitto ci riferiamo a quella civiltà sviluppatasi dal 5500 a. C. sulle rive del Nilo e che ben presto attira l’attenzione di tutto il Mediterraneo. Gli Egizi, e questo lo ricordiamo dai tempi della scuola, sono da sempre esempio di una civiltà avanzata nonostante la posizione temporale, una civiltà ricca di cultura e di ingegno in ogni campo e non di meno in campo estetico. Infatti diversi ritrovamenti hanno dato modo di pensare che la civiltà egizia fosse la patria per eccellenza dei cosmetici. A differenza dei Sumeri, gli Egizi nutrivano un grande rispetto per le pratiche cosmetiche, e davano al trucco un profondo significato religioso, tanto da contemplare due divinità addette alla cosmesi, uno era Bes protettore dei cosmetici e l’altro era Thot dio della saggezza che presiedeva alla preparazione di profumi e cosmetici. Il trucco, quindi, non era utilizzato semplicemente per scopi estetici, tant’è che durante le cerimonie religiose aveva la specifica funzione di connettersi alle divinità.

Ogni donna egizia era in possesso di segreti di bellezza per mantenere il suo fascino, segreti che portava con se nell’aldilà. Sappiamo bene che gli egizi contemplavano una vita dopo la morte, concepita come una continuazione di usi e costumi della vita terrena e tra i vari oggetti rinvenuti nelle tombe vi sono, tra l’altro, cofanetti, scrigni contenenti creme, rossetti, ombretti e così via, inoltre sono stati ritrovati nelle piramidi dei papiri che attestano l’esistenza di veri e propri professionisti della bellezza già al tempo, questi avevano incarichi ben precisi come “custodi delle matite cosmetiche”, “ truccatori dei re”, “sorveglianti dello scrigno dei cosmetici”, e papiri con le formulazioni segrete di pomate per rassodare i tessuti e combattere rughe e arrossamenti. Per gli egizi la cura del corpo, molto importante, cominciava già dal mattino, questi solevano depilarsi tutto il corpo, a questa operazione seguiva un bagno con acqua e carbonato di calce naturale dopodiché si passava a frizionare il corpo con oli emollienti arricchiti con essenze profumate. Quanto alle donne egiziane, queste possedevano un vero e proprio beauty-case con, più o meno, tutto quello che ritroviamo nei nostri oggi, e vale a dire pinzette depilatorie, ferri per capelli, set da manicure, creme, profumi e oli, oltre a questo ogni donna possedeva anche un piccolo mortaio dove preparava il khol, il famoso pigmento nero col quale usavano bistrare gli occhi e ricalcare le sopracciglia. Questo era un pigmento nero o verde che si estraeva rispettivamente dalla galena nera e dalla malachite verde. Gli ingredienti utilizzati per le varie preparazioni erano prevalentemente di origine vegetale come la cannella, la salvia, il mirto, oli di cocco, di oliva, il tutto miscelato a grassi animali, anche se non mancavano ingredienti alquanto bizzarri come lo sterco, le ossa triturate e sangue animale. La cosmesi egizia però non si limitava al trucco o ai profumi, infatti prevedeva il laccarsi le unghie, operazione che facevano sia uomini che donne, ma anche rimedi contro la calvizie e l’alitosi.

Beauty egizio

Nel tardo Egitto, con l’influenza e gli scambi tra le diverse civiltà con pelle chiara, le donne cominciarono a prediligere una pelle schiarita, e questo avveniva tramite l’uso del gesso e di tutti i trattamenti che potessero in qualche modo esaltare il candore della pelle. La pelle del viso era truccata con il talak, una sorta di talco, o con una polvere giallo ocra che donava riflessi dorati. Ed è proprio in questo periodo che comincia a farsi strada l’uso della biacca, utilizzata fino al XIX secolo, una pasta bianca e densa che si applicava sul viso per renderlo più chiaro, inoltre le prime tracce dell’esistenza del cosmetico per colorare di rosso le guance, quello che oggi chiameremo blush, risale proprio a questo periodo. Questo blush primitivo era a base di grassi animali e vegetali a cui veniva aggiunto solfuro di mercurio per il colore, era semi-liquido e veniva applicato con un tampone o con un pennello rudimentale. Punto focale del trucco erano sicuramente gli occhi: le sopracciglia venivano rasate e ridisegnate allungandole verso le tempie con uno spesso tratto di khol e sempre con il nero si delineavano gli occhi realizzando una lunga coda tronca anch’essa allungata verso le tempie.

E se gli egizi davano tanta importanza alla cura del corpo e del proprio aspetto non da meno era la cura che riservavano all’abbigliamento e alle acconciature. L’abbigliamento era principalmente in tessuto di lino bianco, tenendo conto anche del clima molto caldo. Gli uomini indossavano un perizoma o un gonnellino che durante le dinastie si allungò fino alla caviglia arricchito di pieghe e trasparenze, il torace era coperto invece da una stola. I nobili usavano adornarsi con gioielli e indossavano sandali. Le donne invece avevano tuniche lunghe e aderenti ornate da disegni e tessute in bisso, un filato di origine vegetale sottilissimo e leggerissimo tanto da sembrare seta e a differenza degli uomini non indossavano sandali. Ovviamente la foggia del vestito con le diverse decorazioni aveva anche il compito di individuare le diverse classi sociali. Il re usava lo stesso abbigliamento ovviamente arricchito da pettorali in oro con pietre, ma di suo uso esclusivo vi era il nemes, un copricapo che consisteva in una cuffia di lino che avvolgeva il capo aprendosi di lato in due ali che ricadevano sulle spalle, questo capo d’abbigliamento simboleggiava la natura divina del faraone in quanto aveva al centro l’ureo ossia l’immagine del serpente posta a protezione del re. I sacerdoti usavano vesti di lino e la pelle di leopardo, la testa era rasata e indossavano un copricapo di cuoio. I militari usavano il perizoma e una protezione di cuoio sui pettorali e proteggevano la testa con elmi di cuoio. Il popolo infine indossava abiti molto più semplici, e i giovani fino alla pubertà erano nudi.

Quanto alle acconciature vediamo che i bambini portavano i capelli corti o rasati con l’eccezione della treccia che ricadeva sul lato e che all’età di dieci anni veniva tagliata a simboleggiare l’ingresso nell’età adulta; le bambine portavano i capelli corti, anche le donne all’inizio portavano i capelli corti poi le acconciature si allungarono sempre di più e venivano utilizzati cosmetici per nascondere i capelli bianchi e per profumare e ammorbidire le chiome. E siccome la calvizie era un problema serio come risulta anche dai papiri ritrovati, ben presto si cominciò ad utilizzare parrucche, che se all’inizio erano molto semplici via via divennero sempre più elaborate e ornate con spilloni e accessori vari che sottolineavano anche l’appartenenza sociale di chi le indossava. Non c’è che dire gli Egiziani sono una civiltà davvero all’avanguardia, ma le curiosità su di loro non si sono certo esaurite in poche righe, restate in nostra compagnia e ne leggerete delle belle!

Abiti egizi

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