25 marzo, Dantedì: la “Selva Oscura” si trova nel Lago d’Averno

Oggi, 25 marzo, è una data importante per la nostra tradizione letteraria: si celebra il Dantedì.

La giornata dedicata alla commemorazione del Sommo Poeta,  istituita dal Consiglio dei ministri, è stata fissata in quella che viene ritenuta dai dantisti la data d’ingresso nella Selva oscura.

Durante degli Alighieri, chiamato Dante Alighieri, ha un’importanza fondamentale per l’identità linguistica italiana.

Viveva in un panorama sociale e culturale che considerava il latino una lingua ineguagliabile, screditando tutte le parlate della penisola che nel corso degli anni si erano formate. Proprio da queste ultime Dante voleva individuare una lingua che potesse accostarsi con pari dignità alla prediletta latina: il Volgare illustre. Le sue ricerche confluirono sul dialetto fiorentino. La sua opera più celebre, La Divina Commedia, rappresentò il mezzo con il quale si ebbe una cospicua diffusione e affermazione della nuova lingua illustre. Questo processo fu poi proseguito e reso irreversibile dal Canzoniere di Petrarca e dal Decameron di Boccaccio. Senza le cosiddette Tre Corone (Dante, Petrarca e Boccaccio) molto probabilmente la storia linguistica italiana non sarebbe stata la stessa.

Il legame con Napoli

Come mostrato, il legame di Dante con la Toscana è predominante, tuttavia molti sono i racconti e gli aneddoti, tra il mito e la storia, che legano Dante al territorio partenopeo. Per esempio in una novella dello scrittore lucchese Giovanni Sercambi si narra di una visita di Dante alla corte del re di Napoli Roberto d’Angiò. Invitato al banchetto reale, il poeta viene posto ai margini della tavolata a causa dei suoi indumenti trasandati. Dante indispettito mangia e frettolosamente lascia la città. Capendo la scortesia arrecata, Roberto d’Angiò porge un secondo invito. Stavolta Dante si presenta con vesti pregiate e gli viene perciò dato il posto d’onore. Ma durante il pranzo egli si versa appositamente le vivande sugli indumenti e alla perplessità del re angioino risponde:

“Santa corona. Io conosco che questo grande onore che ora mi è fatto, voi lo avete fatto per i miei panni e perciò ho voluto che godessero delle vivande apparecchiate”.

La “Selva Oscura” di Dante

Lo lega alla Campania, ancora, una suggestiva ipotesi avanzata da Galileo Galilei. Il padre della scienza moderna sosteneva che il luogo d’inizio del viaggio ultraterreno, la celebre Selva oscura dello smarrimento, fosse tra Cuma e Napoli, dicendo:

“La selva dove si trovò è […] tra Cuma e Napoli, e qui era l’entrata dell’Inferno; e ragionevolmente la finge esser quivi: prima, perché ’l cerchio della sboccatura dell’Inferno passa a punto intorno a Napoli; secondo, perché in tal luogo, o non molto lontani, è l’Averno”.

Se questi esempi citati sono avvolti dal dubbio leggendario, il legame certo con Napoli è dato dalla circolazione cospicua di copie manoscritte della Commedia. Ma non solo: sono numerosi gli intellettuali del panorama partenopeo che hanno condotto significativi studi critici sulle opere dantesche, come Gian Battista Vico, Francesco de Sanctis e Benedetto Croce. Una tradizione critica proseguita ancora oggi tra tanti nomi illustri di provenienza campana, come il più importante dantista contemporaneo Enrico Malato.

Lago d'Averno

Potrebbe anche interessarti