La Spagna a Napoli. Strade realizzate e abitate da spagnoli

via medina negli anni '80
via medina negli anni ’80

In molti pensano che nei napoletani e negli spagnoli scorra lo stesso sangue. Entrambi sono conosciuti per essere degli ottimi amanti, la maggior parte degli uomini e delle donne incarnano la tipica bellezza mediterranea e anche le lingue che parlano non sono poi così diverse.

Il napoletano possiede molte parole che derivano dallo spagnolo: “abbascio” per indicare giù, “acciaccato” pieno di acciacchi, fare “ammuina” cioè confusione o chiasso, e la lista potrebbe continuare per pagine e pagine. Un altro legame che unisce Napoli alla Spagna è dato dalle denominazioni che hanno alcune strade presenti nella nostra città. Certe prendono il nome dai nobili che le hanno realizzate, altre dai popoli che le hanno abitate, altre omaggiano personaggi o sovrani.

fontana del Nettuno in piazza Municipio

Una delle strade spagnole più celebri è via Medina. Ha inizio da piazza Municipio e fu ideata nel 1595 da Ramiro Felipe Nuñez de Guzmàn, duca di Medina de Las Torres. Il viceré fece risistemare quello che in epoca angioina era denominato largo delle Corregge, dalle bardature che i cavalli indossavano durante i tornei che vi si tenevano lungo questa strada. Al duca si deve anche la decisione di portare al centro della via, l’attuale Fontana del Nettuno, che all’epoca prese il nome di Fontana Medina e che solo da poco è tornata in piazza Municipio dopo vari spostamenti che per un periodo l’hanno vista situata anche in piazza Bovio. La strada fu ulteriormente ampliata da Alfonso d’Aragona che durante i lavori per il rifacimento di Castel Nuovo, la trasformò in una vera e propria via commerciale. Lungo via Medina vi sono numerose strutture importanti quali palazzo d’Aquino di Caramanico e palazzo Caracciolo di Forino, entrambi ristrutturati da Ferdinando Fuga. Notevoli anche gli edifici di culto come la chiesa di Santa Maria Incoronata, leggermente interrata, la chiesa di San Giorgio dei Genovesi e quella della Pietà dei Turchini detta anche “dell’Incoronatella”.

Da via Medina, percorrendo via san Bartolomeo, è possibile arrivare alla Rua Catalana. Non lasciatevi ingannare dal nome, questa stradina non fu realizzata dagli spagnoli, ma come accennato precedentemente, così come altre vie partenopee, deve il suo nome a coloro che la abitarono. La regina Giovanna I d’Angiò, incoronata sovrana di Napoli nel 1343, volle incentivare il commercio e chiamò in città negozianti e operai di diverse nazionalità, assegnando a ciascuno un quartiere dove poter vivere. Così ai francesi donò la zona intorno Sant’Eligio, ai toscani l’antica Selleria, ai provenzali l’area intorno al Regio Palazzo, ai genovesi la Loggia e ai catalani dette Rua Catalana. In quest’ultima risiedevano lattonieri, rigattieri e sugherai. Il letterato napoletano Carlo Celano, in “Le Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli”, la descrive così:

“Questa un tempo era una delle più belle e popolate strade, non dico di Napoli, ma dell’Italia, essendo che, in queste, altre arti non v’erano che per provedere il capo ed il piede humano: se dalla parte sinistra altre botteghe non v’erano che di scarpari, dalla destra tutte di cappellari; ed era tanto il numero, che le botteghe s’appiggionavano a carissimo prezzo. La peste poi la spopolò affatto, in modo che per non essere abitate, riunirono molte case”

Dettaglio in Rua Catalana

Dal 1997 l’artista Riccardo Dalisi ha fatto tornare Rua Catalana al suo antico splendore. Lungo la strada è possibile osservare opere realizzate da tutti gli artigiani della zona che hanno dato vita a un museo di arte contemporanea a cielo aperto.  

Questo articolo fa parte della rubrica “I luoghi di Napoli”.

Fonti: Marcello Perrino, “Dettaglio di quanto è relativo alla città di Napoli dalla sua origine fino al presente”, Tipografia Plautina, Napoli, 1830; Carlo Celano, ““Le Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli”, Stamperia De Pascale, Napoli, 1692; Agnese Palumbo, Maurizio Ponticello, “Il giro di Napoli in 501 luoghi”, Newton Compton, Roma, 2014.

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