Roccocò e susamielli, i gemelli diversi della pasticceria napoletana. Qual è la differenza?

Roccocò e Susamielli

Con l’arrivo del Natale, oltre alle tradizionali corse ai regali, iniziano anche le lunghe file in pasticceria per prenotare i più svariati dolci che vuole la tradizione. I più appassionati di cucina, si cimenteranno a preparare con le proprie mani i diversi dolci che arricchiranno le tavole durante le feste più attese da grandi e bambini, ma attenzione a non cadere nell’errore di confondere alcuni dolci composti da ingredienti molto simili ma sostanzialmente diversi.

Susamielli e Roccocò, sono tra i dolci più conosciuti nella tradizione napoletana, composti con ingredienti base identici ma diversi per altri versi.

La prima cosa che si nota ad occhio nudo, è la forma,  questo primo aspetto è da non sottovalutare, molte volte infatti, alcuni dolci diventano speciali e “famosi”, per la loro forma più che per il loro contenuto (basti pensare ai famosi “brutti ma buoni”). I roccocò si presentano a forma di ciambella schiacciata, dal colore marroncino e dall’aspetto massiccio, che lascia già presagire la consistenza del dolce ancor prima di assaggiarlo. Il nome, dal francese roccaille”, fu attribuito a questo dolce a causa della forte somiglianza con una forma barocca molto simile a una conchiglia arrotondata.

Speziati, estremamente profumati e saporiti, a base di mandorle, pisto, buccia d’arancia, farina, uova, zucchero e bicarbonato i roccocò figurano al meglio nei vassoi quasi sempre accompagnati dai mustaccioli, formando cosi il binomio perfetto dei dolci consumati di consueto sulle tavole dei napoletani, quasi sempre accompagnati da un digestivo o anche un limoncello, in cui vengono delicatamente bagnati per renderli leggermente più morbidi, rendendo meno dura la consistenza molto simile a quella di un tarallo eccessivamente duro.

I susamielli invece, pur essendo comunque dolci della tradizione napoletana, sono forse meno “famosi” dei roccocò. Come si può intuire dal nome, la loro forma è caratterizzata da una “S”, che sta ad indicare quelli che in origine erano biscotti a base di mandorle e ricoperti da semi di sesamo per cui venivano chiamati “Sesamelli”.

La ricetta dei susamielli, è quasi completamente identica a quella dei roccocò, mandorle, farina, zucchero, pisto, frutta candita, ammoniaca per dolci e miele, ma la loro consistenza è sicuramente più morbida e friabile di quelli che potremmo definire i cugini roccocò. Anticamente, quando i susamielli furono inventati, vi erano addirittura tre diverse varianti, una più “scadente”, fatta con ingredienti di recupero e destinata a persone di basso ceto sociale, come ad esempio gli zampognari, contadini e servi, un’altra versione in cui veniva utilizzata una farina raffinata e bianca, destinata ai signori, e una terza versione, ideata per il clero, che prevedeva un ripieno di confettura all’amarena ed erano chiamati i susamielli del buon cammino, offerti a frati e preti.

Tuttavia, nonostante le tre diverse varianti, quella più conosciuta oggi è quella classica, aromatizzata, friabile e profumata, che pur non essendo ricoperta da semi di sesamo, conserva la solita forma e il solito nome, nel tempo tramutato in “susamiello” invece che “sesamello”.

Le differenze tra questi due dolci, sono piccole e talvolta impercettibili, ma fondamentali per i più pignoli o semplicemente per i più curiosi, e adesso che insieme abbiamo provato a scoprirle, non ci resta che mettere in pratica le ricette di entrambi i dolci e assaporarne le differenze.

Per la ricetta dei roccocò, clicca qui!

Per quella dei susamielli, qui!

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