Categories: Archeologia Vesuvio

Lo straordinario Teatro di Teano: tra i più grandi del mondo Romano

Una volta, nella Campania Settentrionale, nel territorio compreso tra il vulcano di Roccamonfina (Mons Mefineus), gli ultimi rilievi Trebulani, il Monte Massico e la piana costiera, abitava un popolo, quello dei “Sidicini“. Si trattava di un gruppo tribale di stirpe italica e di lingua osca, organizzato in villaggi e scanditi da piccoli nuclei di necropoli e proprio nella seconda metà del IV secolo a.C. uno di questi villaggi divenne il capoluogo della comunità locale.  Nacque così Teanum Sidicinum, “la città sidicina”, divenuta celebre molti secoli dopo per lo storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il 26 ottobre 1860.

“Et quos de collibus altis Aurunci misere patres Sidicinaque iuxta aequora” (“e quelli che i padri Aurunci mandarono dagli alti colli e presso le pianure – letteralmente spiagge – Sidicine”). Così Virgilio nel VII libro dell’Eneide li cita nell’elenco dei popoli Italici che si schierarono con Turno contro Enea, mentre Strabone,  (V, 4, 10) definisce Teanum Sidicinum, capitale dell’omonimo popolo, la più importante città dell’Alta Campania , subito dopo Capua, con oltre 50.000 abitanti nel periodo di maggiore splendore.

Teano conserva uno dei più grandi teatri del mondo romano, recentemente restaurato e reso nuovamente fruibile ai visitatori. Costruito nel II secolo a.C., nel pieno dell’età repubblicana, ha attraversato tutte le fasi dello stile architettonico imperiale. La decorazione del teatro fu rinnovata durante il regno di Augusto, probabilmente dopo l’elezione di Teanum Sidicinum a colonia romana, a questa fase risale anche un ciclo di statue e un ritratto in marmo greco, conservate nella definitiva sistemazione dell’edificio. Esso fu completamente restaurato agli inizi del III secolo d.C., grazie all’imperatore Settimio Severo e terminato dall’imperatore Gordiano.

Ricostruzione digitale del fronte scena  (H.J.Beste)

Dotato di una cavea (così si chiama la zona occupata dagli spettatori) di circa 85 m di diametro, l’edificio scenico è alto 26 m ed era decorato da tre ordini di colonne, capitelli, architravi e sculture realizzati con marmi rari e pregiati. Il teatro faceva parte di un complesso architettonico costituito da una grande terrazza artificiale che regolarizzava l’altura alle sue spalle (in foto) e sulla quale sorgeva un tempio dedicato, stando alle iscrizioni ritrovate, ad Apollo, dio delle arti e della poesia. Tra il XII e il XIII secolo sulla cavea fu impiantato un quartiere artigianale per la produzione di mattoni e ceramica, col tempo il teatro fu interrato e scomparve come la maggior parte dei monumenti antichi. Teano, come era in uso nelle maggiori città romane, possedeva anche un anfiteatro di grandissime dimensioni (il diametro maggiore misurerebbe oltre 100 m), del quale non restano tracce visibili e di cui però parla anche Cicerone.

Una parte della summa-cavea addossata alla collina

Come tutti gli edifici classici anche il teatro di Teano divenne nei secoli cava di materiale di lusso, come marmi, pietre e colonne, difatti il Duomo cittadino è stato totalmente arredato con colonne, statue, lastre ed epigrafi sottratte al teatro. I numerosi reperti di Teano, raccolti peraltro nel Museo Archeologico di Teanum Sidicinum, raccontano la storia del popolo Sidicino, dall’animo irrequieto ed intraprendente, che grazie alla sua abilità sui mercati riuscì ad arrivare fino al porto di Delo, in Grecia. Questa vitalità economica della città si riflette nei fastosi edifici pubblici e privati del II-III secolo d. C. ed ancora per tutto il V.

Il teatro di Teano, con le sue varie fasi tardo-ellenistica, augustea e severiana costituisce un anello molto importante per la conoscenza dell’architettura teatrale, che annovera proprio in Campania il teatro di età augustea meglio conservato fin in summa cavea, quello di Ercolano ed altri esempi importantissimi, come quelli della vicina Cales e Suessa Aurunca, in cui era presente in antico una vera e propria scuola di teatro, senza dimenticare quello di Benevento.

Ambulacro superiore adibito ad Antiquarium

Ancora oggi sono in corso ulteriori restauri e miglioramenti degli itinerari all’interno del sito, con progetti di scavi per portare alla luce tutto il monumento, che continua a restituire reperti e strutture e al mantenimento di essi in una zona dell’edificio appositamente adibita alla loro conservazione.

Un luogo da visitare, vedere per credere!

Bibliografia di riferimento:

W. Johannowsky, “Relazione preliminare sugli scavi di Teano”, in BdA 1963, pp. 152-159;
S. De Caro, F. Miele, “L’occupazione romana della Campania settentrionale nella dinamica insediativa di lungo periodo”, in E. Lo Cascio, A. Storchi Marino (cur.), “Modalità insediative e strutture agrarie nell’Italia meridionale in età romana”, Bari 2001, pp. 501-581;
Sirano, H.J. Beste, “La scaenae frons del teatro di Teanum Sidicinum. Architettura, decorazione e arredo scultoreo”, in “La Scaenae frons en la arquitectura teatralromana” (Atti del Simposio Internazionale, Cartagena, 12-14 marzo 2009);
F. Sirano, “Teatro di Teanum Sidicinum. Guida critica al monumento”, Teano 2009.

Il teatro è aperto tutti i giorni dalle 10.30 fino ad un’ora prima del tramonto. Mentre è chiuso il martedì e i giorni 1° gennaio, 1° maggio, 25 dicembre.

INGRESSO GRATUITO, nessuna prenotazione.
Via Pioppeto, Teano (CE).

Per info:
sba-sa.teano@beniculturali.it, tel. 0823 657302

[mappress mapid=”252″]