Figli illustri di Napoli

Micco Spadaro: da fabbricante di spade a grande pittore napoletano del ‘600

 

Non tutti conoscono il pittore Domenico Gargiulo il quale ha operato intensamente a Napoli nel XVII secolo. Eppure molte delle sue opere d’arte sono ormai nell’immaginario collettivo, come l’eruzione del Vesuvio, il ritratto di Masaniello, alcune scene della rivolta e la peste a Napoli. Queste ci hanno offerto un’ottima lente d’ingrandimento sulla Napoli del ‘600.

Uno dei primi a fornirci una descrizione biografica è il pittore napoletano Bernardo de Dominici in “Vita de’ pittori, scultori, ed architetti napoletani vol. 3”.  Un testo che non ha trovato una grande condivisione da Benedetto Croce che giudica l’autore come falsario. Perciò facciamo attenzione ai dati certi e quelli meno citati dal biografo. Domenico nasce a Napoli il 1612, anche se non abbiamo fonti certe a riguardo. Figlio di Pietro Antonio, che si occupa dell’arte di spadaro nell’area di Visitapoveri. Da qui con molta probabilità gli è stato attribuito lo pseudonimo di “spadaro”.

Fin da piccolo si innamora della pittura, però il padre lo lega alla bottega. Dopo episodi di frizioni tra i due, Domenico lascia la casa per rincorrere la sua passione. Diventa allievo di Aniello Falcone, quindi ha modo di conoscere Salvator Rosa.

Ritrae opere d’arte di un impressionante realismo, i cui soggetti sono paesaggi e spaccati di vita cittadina. Bernardo cita un numero considerevole di opere d’arte di Domenico commissionate maggiormente da nobili. Molte delle opere citate non sono rinvenute a noi.

Dagli anni 30 del 600 inizia il successo dell’artista. Antonio Piscicello gli commissiona la realizzazione dell’eruzione del Vesuvio (1631), poi la rivolta di Masaniello (1647) e infine la peste a Napoli (1656). Bernardo de Dominici ci fornisce un’interessante descrizione dell’opera che riguarda l’eruzione del Vesuvio:

“In questo quadro si ammira l’artificio con cui Domenico espresse la statua e’l sangue del nostro protettore S.Gennaro portati in processione fuori dalla Porta Capuana a veduta del Monte, che erutta fiumi di fuoco tra una densa caligine di fumo, e di bituminosa cenere, che dappertutto si espande, e in tante centinaia di persone veggonsi in atto di penitenza con diverse bellissime azioni pietose implorare la Divina Misericordia. Popria è l’azione di alcuni, che appoggiate le scale ad alcune casette che sono in quella strada, salgono sopra i terrazzi di quelle per vedere passare la processione; appresso alla quale, e dopo il pallio si veggono le figure del Viceré, e del Cardinale, con Ministri, e prelati seguirla, e per far apparire i loro ritratti ha finto che parlandosi vengono a voltare i voti quasi verso chi mira il quadro, e le figure sono alte un palmo cira: sopra il Monte Vesuvio effigiò S.Gennaro portato da gruppo d’Angioli che lo benedice”.

Domenico Gargiulo, “Eruzione del Vesuvio del 1631 (XVII)”. olio su tela, Napoli, museo nazionale di San Martino, fonte della foto: Wikipedia

Invece per la rivolta di Masaniello:

Domenico Gargiulo, “La rivolta di Masaniello a Largo del Mercato (XVII)”, olio su tela, Napoli, museo nazionale di San Martino, fonte della foto: Wikipedia

“Vedesi egli (Masaniello) cavalcare un bizzarro cavallo, circondato da suoi consultori, e colleghi, capi del popolo […] e vestito Masaniello di lama di argento, con il volante pennacchiera al cappello, e propriamente, come vien descritto da’ nostri istorici, ed è accompagnato da infinito popolo, molti de’ quali stanno miserabilmente vestiti, altri in camicia scuopron la parte posteriore, e massimamente i ragazzi, che del popolo son dipinti mirabilmente. Il popolo è armato con lancie, schioppi, alabarde, e la maggior parte di bastoni. Vi son carrette di robe delle case saccheggiate dal popolo: chi preso è condotto legato avanti Masaniello, e chi vien giustiziato dal boia; en ella casa diruta, che è presso la fonte vedosi uno impiccato per un piede ad un palo, perché aveva tradito il popolo, ed alcuni cacciano a pontonate una Cappa nera preso in sospetto di spia. La piazza è naturalissima rappresentata, e secondo stanno situate le fabbriche delle case, e della Chiesa del Carmine, che si vede in faccia, ma viene in parte occupata dalla Cappella dell’infelice re Corradino, erché ha preso la veduta da S. Eligio. Accolto alle case, a man dritta mirando il quadro, è una compagnia di donne con loro capitan essa ben vestita con l’armi di S.M. sul capo, spada ignuda alla destra, e pugnale nella sinistra, seguitata da altre donne armate di archibugi, di spade, picche, lance, alabarde, bastoni, e in ultimo molte di esse con fascine in spalla per dar fuoco alle case”.

Infine la peste a Napoli:

Domenico Gargiulo,”Largo del Mercatello durante la peste del 1656 (XVII)” olio su tela, Napoli, museo nazionale di San Martino, fonte della foto: Wikipedia

“Vedesi nel quadro, che rappresenta la peste effigiata la strada al naturale, che è al dietro della Chiesa della SS.Nunziata, e che và a Porta Nolana Quivi l’azioni sono infinite di chi porta i cadaveri a seppellire, di chi li raccoglie su le carrete, di religiosi che ascoltan la confessione di alcun moribondo, e di chi amministra il SS.Sagramento. Molti in attitudini dolorose piangono nella morte di quelli le loro miserie; veggendosi chi assistere, e chi fuggire da’ moribondi, otturandosi il naso. Altri vengon curati col taglio, e col fuoco, ed altri abbandonati languire in grembo alla morte. Nella parte superiore del quadro è nostro Signore irato, con la spada in mano del gastigo, e vien pregato di misericordia della B.Vergine, da S. Gennaro, ed altri Santi Protettori della Città”.

Dalla fine degli anni 30, l’artista viene commissionato anche dai certosini per le realizzazioni di affreschi nella Certosa di San Martino. Oltre agli affreschi, realizza importanti opere d’arte come il “Rendimento di grazia dopo la peste”.

Si sposta alla bottega di Aniello Mele e lì ha contatti con Luca Giordano di cui ne subisce l’influenza pittorica. L’influenza del Giordano la si può vedere per esempio nell’ “Adorazione dei pastori”. La fama dell’artista ha un vasto eco: infatti ha il privilegio di stimare la collezione di quadri dell’eminentissimo Ettore Capecelatro. Per di più si circonda di una propria schiera di allievi.

Micco Spadaro, ritratto di Masaniello

Nelle ultime pagine che Dominici dedica al pittore, sono presenti sia le descrizioni fisiche dell’artista, sia il suo carattere. L’artista è di statura bassa, corpulento, col naso lungo, baffuto e il volto sporco quasi sempre di tabacco. Si presenta caratterialmente amichevole, solare, giocherellone e soprattutto furbo, per quest’ultima qualità il biografo gli dedica diversi aneddoti anacronistici. Nell’ultimo  ci viene descritta la causa della morte per mezzo di un incubo avvenuto nel cuore della notte che gli provoca un balzo dal letto cadendo a terra. A seguito della caduta gli viene la febbre e muore nel 1679. Anche in questo caso la data e la causa di morte non sono del tutto accertate da altre fonti.

Fonti:

Bernardo de Diminici, Vite d pittori, scultori, ed architetti napoletani. Francesco e Cristoforo Ricciardo, 1742

http://www.treccani.it/enciclopedia/gargiulo-domenico-detto-micco-spadaro_(Dizionario-Biografico)/