Decreto Sblocca Italia: il problema dei rifiuti in Italia si risolve con gli inceneritori?

Inceneritori

L’estate scorsa Matteo Renzi inviò ai sindaci il testo del cosiddetto decreto Sblocca Italia, la cui finalità era quella di cercare di smuovere le acque per quanto riguarda cantieri, lavori ed investimenti fermi. Non mancarono polemiche, in seguito alle quali fu accusato di voler “cementificare” l’Italia.

Il 29 luglio, come riporta il Fattoquotidiano.it, le Regioni del Bel Paese hanno ricevuto una bozza nella quale si autorizza la costruzione di dodici nuovi inceneritori (di cui due in Toscana ed in Sicilia ed il resto nelle Marche, in Campania, in Abruzzo, Puglia, Liguria, Veneto, Piemonte, Umbria) oltre ai quarantadue già esistenti. Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, onde evitare che i ricorsi delle regioni vengano accolti, invita a sbrigarsi e per il 9 settembre è stata fissata una riunione. Tutto naturalmente non incentiva affatto la raccolta indifferenziata ma “favorisce” sempre più l’inquinamento, prodotte da discariche ed inceneritori ed inoltre c’è anche una certa contraddizione di fondo: il governo si è appellato alla direttiva dell’Unione Europea del 2008, che propone la riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso, il riciclaggio e impianti TMB. Insomma, tutt’altro da ciò di cui si parla attualmente.

Si prevede che gli impianti siano pronti ed attivi tra cinque anni e che saranno operativi per trent’anni. Un altro punto sul quale c’è discutere riguarda l’aspetto economico: costa molto di più bruciare i rifiuti (circa 150 euro) che la differenziata (circa 198 euro a tonnellata). E non solo. Non ci sarebbe incremento occupazionale: da circa 68.300 persone impiegate attualmente si passerebbe a 195.000 nel giro di pochissimi anni.

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