‘A Pasquetta napulitana: panza chiena e core felice

Pasquetta

Quando in un discorso si fa riferimento a Napoli o ai napoletani, una delle prime cose che vengono in mente, ovviamente generalizzando, è che per il popolo partenopeo, ogni occasione è buona per fare baldoria. Forse per chi a Napoli non ci è nato è così,  ma la verità è che ‘o napulitano overo, non fa mai “burdello”,  fa festa!

Quando l’aria in città inizia a profumare di pastiere, casatielli e carcioffole arrustute, non ci sono dubbi, la Pasqua è ormai alle porte, e così mentre mamme e nonne si affannano a preparare bontà di ogni genere per la Domenica, c’è chi invece già pensa al Lunedì in albis, ovveroa Pasquetta.

In tutte le città in cui c’è l’abitudine di organizzare la “Pasquetta”, l’organizzazione è semplice, si tratta di un pic nic, una sorta di semplice gita fuori porta, in cui oltre ad una fetta di tortano, un panino o esagerando una salsiccia alla brace, c’è solo il momento del dolce, coronato da un uovo di Pasqua che un volontario a caso nel gruppo, offre a tutti per addolcire il palato. Questo succede ovunque ma non a Napoli.

Nella bella città partenopea, dopo il grande pranzo di Pasqua in cui l’agnello  rappresenta ‘o masto d”a tavulata, arriva il momento di organizzare il giorno seguente, l’unico Lunedì dell’anno più amato, ‘o Lunnerì ‘e Pasquetta.

La parola “Pasquetta” lascerebbe pensare a qualcosa di piccolo, ridotto, una sorta di “piccola Pasqua”, in cui si mangiano rimanenze all’aria aperta o in casa tra parenti e in un certo senso non è del tutto sbagliato, infatti a Napoli ‘e rimanenze ci stanno, ma fanno solo da cornice a quello che poi si porta in tavola.

Ognuno ha le proprie usanze, le proprie tradizioni, ma alcune accomunano un po’ tutti. Il Lunedì dopo Pasqua, l’odore che inebria l’aria al nostro risveglio, non è il solito del caffè, ma quello ‘e na bella furnacella cu ‘e carcioffole arrustute, messe lì piano piano, conciate con aglio, prezzemolo, pepe, sale e olio, l’odore si espande velocemente e sembra quasi richiamare l’attenzione di tutti, diciamoci la verità, non si resta indifferenti all’odore d”a carcioffola.

Intanto nelle cucine partenopee, ognuno da il proprio contributo, mamme e nonne sono sveglie già dalle prime luci del mattino perché in famiglia c’è chi va fuori e chi invece resta a casa e allora tocca preparare le dovute “spartenze”. Nu tortano sano, da dividere con gli amici, na ventina ‘e ova sode, felle ‘e capecuollo, salame e ovviamente ‘a ricotta salata, e questo solo per iniziare. La gita fuori porta, va sostenuta bisogna mantenersi in forze e allora, visto che ‘o primmo piatto non si può fare, ci pensa mammà, che risolve tutto cu na bella frittata ‘e maccarune, ovviamente abbondante, perché ha da abbastà per tutti. La scorta però non finisce qui, guai a non tenere d’occhio la borsa frigo, che nel giorno di Pasquetta potrebbe vincere assolutamente la sfida con Mary Poppins, basterà infatti iniziare ad aprire la cerniera per trovare il paradiso takeaway.

Salsicce e fette di carne da fare alla brace per i più temerari e amanti dell’avventura, mentre per i più pigri, amanti del già fatto (un po’ il classico “cocco ammunnato e buono”), troneggia spavaldo il ruoto ‘e sasicce e friarielli, preparato con amore dalla nonna, che in gran segreto in un abbondante foglio di carta stagnola ha messo anche delle belle fette di pane. Più che una gita in allegria, la Pasquetta partenopea fuori porta, è un atto di coraggio che stomaco e pancia si apprestano a fare, c’è un pallone in lontananza, nuovo di zecca, comprato per l’occorrenza, sembra fissare tutti come per dire “E mo ‘a palla chi è?”, ma resta lì immobile perché il pranzo ancora non è finito. Qualcuno fortunosamente a casa è riuscito a portare via qualche carciofo, lo offre al gruppo e pure se freddo fa la sua bella figura, poi spunta una busta di plastica ed ecco che escono le tanto acclamate fave, piacciono a pochi, ma per tradizione ci devono stare, c’è chi le sbuccia, chi le mangia per piacere, chi per devozione, poi finalmente tocca alla pastiera, una fetta ciascuno prima di iniziare il grande lancio, in cui il protagonista non sarà il pallone, che ancora una volta resterà a guardare, ma l’uovo di Pasqua che anche lui, “per devozione” va aperto anche ‘o Lunnerì cu ‘e cumpagne.

A casa la situazione non è poi tanto diversa, anche a Pasquetta potrebbe valere il detto “Chi resta s’acconcia sempre”, nel senso proprio che chi resta a casa non resta certo a mani vuote. ‘A carcioffola, ovviamente sta sempre ncoppo ‘a furnacella, se coce chianu chianu mentre in cucina, dopo aver mandato via gli avventurieri della gita, le donne e non solo, si dedicano alla preparazione del pranzo di chi resta. In alcune case, si prepara ‘o ruoto ô furno, con sugo in abbondanza da poter condire poi la pasta, gli uomini intanto tagliano il pane, quello fresco che verrà messo al centro tavola e quello del giorno precedente utilizzato per le bruschette, rigorosamente classiche o con i fagioli. ‘A fellata del giorno prima è rimasta, ma non basta e così qualcuno si appresta ad affettare altro capicollo e salame per arricchire il vassoio, mentre c’è chi controlla se le uova sode basteranno per tutti.

La tavola è apparecchiata e un gran via vai di gente la riempie di mille leccornie, ci stanno i tortani ricolmi di imbottiture che profumano e rallegrano il pranzo e mentre la pasta si cuoce si corre a tavola per le bruschette calde. Continua in un crescendo di portate quello che dovrebbe essere il pranzo di riciclo, del giorno dopo “la grande abbuffata”, ma la cosa fondamentale è non mandare indietro nulla, perché come già detto più volte “si mangia per tradizione”.

La brace continua a scoppiettare fino a sera e così, dopo i carciofi è il turno di salsicce, carne e costine di capretto, che lentamente si cucinano. Anche a casa a fine pasto è il turno delle fave, sono più quelle che si sbucciano che quelle che si mangiano, ma devono esserci assolutamente, poi giusto il tempo di sgomberare un po’ la tavola e tocca ai dolci, l’immancabile pastiera, uova di cioccolato aperte il giorno prima e tante risate, quelle di chi con la pancia piena ha gioito di un altro giorno in compagnia.

Il sole man mano lascia spazio all’imbrunire, il giorno volge ormai al termine, chi è andato fuori si appresta a rientrare e chi è rimasto a casa attende con ansia il rientro di figli e nipoti, ma non si va a letto senza cena, al massimo si “scarfa” nu poco ‘e pasta e poi dopo, a stomaco pieno, tutti a letto, un po’ più felici.

La Pasquetta a Napoli, per sommi capi, per chi più e chi meno, chest’è, un’occasione per fare ancora festa tutti insieme.

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