Pino Aprile e il riscatto del Sud: “Bisogna toccare il fondo per innescare il cambiamento”


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pino aprile foto
Un’informazione faziosa, un disinteresse crescente verso la classe politica italiana ed i suoi rappresentanti: ecco cosa ha determinato la defezione degli elettori all’ultimo quesito referendario sulle trivellazioni in mare. Un’apatia politica che Pino Aprile, giornalista ed autore di numerosi libri di successo, stigmatizza e denuncia da tempo individuando però anche quei movimenti che si generano “dal basso” come espressione dell’indignazione popolare. Ed è nell’impegno civile meridionalista che lo scrittore scorge la possibilità di un riscatto popolare perché, come ci ricorda il caso della Terra dei Fuochi, “bisogna toccare il fondo per innescare un cambiamento“.

Alla luce del mancato quorum per il Referendum sulle trivellazioni in mare, qual è il suo pensiero? L’affluenza del 32% secondo lei rappresenta un disinteresse indotto dalla classe dirigente o un segnale di protesta contro l’attuale politica italiana?
Ritengo sia stata compiuta una vera e propria violenza ai danni del popolo italiano, in particolare del Sud grazie ad una convocazione referendaria scellerata, costosissima e fatta in modo da farla fallire. In più i politici hanno violato scandalosamente la legge invitando gli italiani a non votare.
L’affluenza mi sembra addirittura alta e non è un paradosso perché l’informazione è stata praticamente assente, basti pensare che, nella settimana precedente al referendum, il telegiornale di Stato ha dedicato soli 13 minuti alle ragioni del referendum e 120 minuti al contro-referendum.
L’informazione è stata nel complesso carente sia perché attualmente gran parte della gente non compra giornali, ma anche perché le notizie divulgate attraverso i quotidiani sono state scarse e reticenti, pertanto ciò che si apprende in TV rischia di essere l’unica cosa che si conosce. Il 32% non è poco in rapporto al messaggio che (non) è stato trasmesso.

Nel suo libro “Il sud puzza” lei ha parlato di risveglio del popolo. Quali potrebbero essere le direttive da seguire per incentivare il “risveglio” della Campania, e in particolar modo del Sud Italia?
Le direttive non vengono date o, se vengono date, sono formulate in maniera sbagliate. Tutto questo spiega anche la latitanza di una fetta informata al voto referendario. La persone non si fidano più di niente, soltanto di loro stesse e di coloro che conoscono. La politica sta rinascendo ma dal basso, dal quartiere, dal condominio, dalla scuola, dall’associazione e insieme, superando le diversità, ci si muove per risolvere problemi comuni. Questo è quello che è avvenuto nella Terra dei Fuochi, a Taranto ed attualmente sta avvenendo in Calabria, ma tutto ciò si svolge ignorando le istituzioni e, persino, contro le istituzioni.
L’assenza al referendum è in parte dovuta al fatto che non si sente più proprio questo paese con le sue istituzioni e il suo governo che vengono visti come i nemici, e come tali vengono trattati.

Ci stanno quindi abituando a non reagire, seguendo il cosiddetto “principio della rana bollita”?
Sì, ci troviamo di fronte a delle persone che stanno spolpando lo spolpabile prima che tutto crolli.

In che modo il popolo può emergere come parte attiva e di valore?
Un cambiamento può essere messo in atto solo muovendosi, agendo, facendo qualcosa di concreto a partire da noi stessi, dal popolo.
Tutto si può fare, si può sempre fare qualcosa. Se avessimo raccontato, qualche anno fa, ciò che i tarantini hanno fatto oggi, probabilmente nessuno ci avrebbe creduto. Ed invece oggi a Taranto hanno vinto. Questa gente che sembra imbattibile e potentissima in realtà è fragilissima e ciò che può distruggerli è la capacità di provare ancora disgusto.

Come vede il movimento meridionalista e il suo rapporto con la gente fra 5 anni?
Sono positivo. Fino a 5 anni fa non avrei mai immaginato che il caso della Terra dei Fuochi sarebbe diventato un caso internazionale, così come non avrei immaginato il riscatto del popolo di Taranto. Tutto è possibile, ma bisogna toccare il fondo per innescare un cambiamento.

In vista delle imminenti elezioni amministrative, qual è la proposta che, a suo parere, meglio s’adatta alle esigenze della nostra città?
Se dovessi votare in Campania probabilmente preferire dare il mio voto a de Magistris o a qualche candidato del Movimento 5 Stelle, perché legati ed appoggiati dalle associazioni e dai movimenti meridionalisti. Il mio voto non andrebbe alla singola persona ma al movimento a cui si associano.

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