Islamici a Napoli. Quanti ne sono, che lavoro fanno e il velo che non fa lavorare le donne

Islam-preghiera

La paura dello straniero è un fenomeno da sempre presente in ogni società e in ogni epoca ma, oggigiorno, a seguito dagli attentati che hanno stravolto le città di Parigi e di Bruxelles, appare in forte crescita.
Per di più, se lo straniero in questione è anche di religione islamica il timore aumenta vertiginosamente.
In Italia, centinaia sono le associazioni islamiche che operano sul territorio e che quotidianamente combattono la loro battaglia contro i pregiudizi e le discriminazioni culturali e religiose.
Qual è, quindi, l’altra faccia della medaglia? A raccontarlo è Hareth Amar, rappresentante dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia che opera sul territorio campano.

Di cosa si occupa l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia?

L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia è un’organizzazione ispirata ai principi dell’Islam, finalizzata a unire e a rappresentare gli islamici presenti in Italia.
Obiettivo principale della comunità è promuovere i valori umani, la cittadinanza attiva e la convivenza tra tutti i membri della società. L’impegno dell’associazione non è rivolto solo a chi professa il credo islamico ma mira a costruire legami culturali mediante il dialogo e la partecipazione, tutelando costantemente l’immagine dell’Islam in Italia.

Quali sono le attività che la comunità svolge nella città di Napoli?

L’associazione, situata in via Arnaldo Lucci 58, svolge principalmente attività religiose ed educative: momenti di preghiera, scuola d’arabo frequentata sia dai giovani (a partire dai 6 anni fino ai 18) che dagli adulti, studio della cultura islamica e del corano.
La comunità ha sviluppato anche attività di dialogo inter-religioso in collaborazione con la rappresentanza ecclesiastica di Napoli e azioni di interesse rappresentativo della cittadinanza con l’ausilio del Comune di Napoli per questioni che interessano musulmani, immigrati, autoctoni che hanno abbracciato la religione islamica o cittadini stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana.
Spesso realizziamo anche un ruolo d’assistenza e supporto per tutti coloro che hanno delle difficoltà familiari o personali.

Quanti sono gli islamici presenti a Napoli e di cosa si occupano?

Gli islamici a Napoli sono circa 40.000. Questa cifra comprende perlopiù giovani immigrati rispetto alle famiglie che sono in quantità minore.
Lavorano sia nel settore industriale, agricolo, commerciale e, non pochi, sono quelli che svolgono impieghi d’alta professionalità (medici, ingegneri, professori universitari).

A seguito degli attacchi terroristici, ritiene che gli islamici abbiano riscontrato problemi di integrazione con la cittadinanza?

Problemi di integrazione non direi ma di certo ha messo l’islamico sotto i riflettori.
Paradossalmente c’è stato un avvicinamento piuttosto che un allontanamento perché le persone si sono rivolte a noi per conoscere più da vicino la nostra religione, cultura ed educazione.
Chi realmente si è posto delle domande ha ricevuto delle risposte, chi invece è passivo e si lascia cullare dalle affermazioni dei media resta nella sua convinzione.
A Napoli l’islamofobia non è, per il momento, una questione allarmante infatti è percepita meno rispetto alle altre città d’Italia, soprattutto quelle del Nord.
Né da parte della Comunità Islamica né tantomeno da parte dei cittadini italiani c’è interesse nell’alimentare una xenofobia e un clima carico di odio sebbene ci siano ancora molte figure politiche e mediatiche che continuano a fomentare la paura.
Più si alimenta questo clima, più si alzano muri e barriere tra gli italiani e chiunque professi la religione islamica.

Quali sono i principali problemi che gli islamici hanno riscontrato a Napoli?

Il problema principale, soprattutto per i più giovani e per le ragazze che portano il velo, è trovare lavoro. Le donne vengono spesso discriminate per il loro “abbigliamento”.
In realtà ci sono molte donne che svolgono la loro professione pur indossando il velo però, in questo caso, far carriera risulta più complicato.

Quali sono, invece, i successi?

Non avere mai avuto problemi di discriminazioni è, per noi, già un gran successo.
Siamo orgogliosi di accogliere quotidianamente tanti napoletani interessati a visitare il centro e a partecipare alle iniziative di scambio culturale così come siamo orgogliosi dei cosiddetti immigrati di “seconda generazione che hanno studiato nella scuola della comunità ed oggi sono parte attiva della cittadinanza.

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