Nella sera della disfatta Jorginho è l’unica stella: meritava prima la nazionale

Dopo 60 anni l’Italia è fuori da un mondiale di calcio. Il fatto ha risvegliato un autentico spirito di ribellione nel cosiddetto Belpaese, i cui abitanti sono invece soliti accettare passivamente ogni disgrazia e malcostume spesso senza proferire parola. Del resto, già parecchi decenni Winston Churchill ebbe a dire che “Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio”.

Tornando alla notte del San Siro di ieri sera, la formazione italiana non ha fatto altro che mostrare i limiti parsi evidenti nelle numerose partite giocate negli ultimi due anni. Una squadra slegata, con poche idee, senza un germe di identità calcistica, con individualità in molti casi non all’altezza di una nazionale che ha vinto 4 mondiali.

Una stella, però, ieri sera ha brillato. Si tratta di Jorginho, centrocampista del Napoli ieri alla sua prima presenza ufficiale con la maglia dell’Italia. Ventura gli ha dato le chiavi del centrocampo e, nonostante qualche piccolo smarrimento, è stato capace di dare ordine e perfino servire due palle più che ottime a Immobile. Sul finale di gara è stato molto pericoloso con un tiro.

Convocato a furor di popolo, il C.T. non lo aveva fatto in precedenza perché, a suo dire, l’Italia non aveva bisogno di un calciatore con le sue caratteristiche. Jorginho ieri ha invece smentito questo pregiudizio, nonostante l’enorme pressione della partita di ieri. Non deve essere facile debuttare nel giorno in cui si deve “salvare la patria”.

Il giocatore napoletano non ha deluso, ma non ha avuto l’occasione di farlo l’altro partenopeo, Lorenzo Insigne. Il migliore degli italiani, quello con più estro, quello che può risolvere la partita con un colpo a effetto, lasciato inspiegabilmente fuori.

Il colpevole della disfatta, siamo chiari, non è soltanto Ventura: è tutto il movimento calcio italiano in profonda crisi e la nazionale è la sua diretta espressione. Tuttavia, se perfino un guerriero come De Rossi invita con rabbia l’allenatore a mettere in campo qualcun altro, qualcuno che possa segnare e non difendere, un motivo ci sarà…

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