Libero si scaglia contro il napoletano Di Maio: “‘O scugnizzo vuol fare il premier”

Andando oltre quelli che possono essere i “gusti” politici, lascia nuovamente senza parole l’ennesimo titolo del quotidiano Libero che si scaglia contro il napoletano Luigi Di Maio, ormai “frontman” del Movimento 5 Stelle. “‘O scugnizzo vuol fare il premier”, titola il giornale di Feltri, riferendosi al 31enne politico di Pomigliano D’Arco, che nel sottotitolo si permette di citare indegnamente anche due mostri sacri della cultura partenopea come Totò e Peppino. Un ennesimo attacco della stampa “nordista” che, guarda caso, quando c’è da trattare di argomenti o personaggi legati al Sud si riscoprono sempre “spiritosi”.

In realtà, nel sottotitolo citato, viene spiegato il perchè dell’attacco a Di Maio, ma resta il titolo fuorviante (buono evidentemente a far vendere qualche copia in più) nel quale viene resa l’idea che il grillino voglia “fare le scarpe” a Matteo Salvini, leader della Lega, cercando di agguantare la poltrona di primo ministro.

Lo scenario, però, è diverso e dopo l’accordo sul contratto di governo, poi reso pubblico e messo a votazione sulla piattaforma online pentastellata, si va a caccia di un terzo nome da poter proporre al presidente Mattarella. Il toto premier vede in pole il docente di Diritto Privato, Giuseppe Conte, già precedentemente inserito nella squadra di ministri dal Movimento 5 Stelle.

Nato 54 anni fa a Volturara Appula, provincia di Foggia (un altro spunto per Libero per costruire un nuovo titolo contro il Sud?), dopo la laurea in Legge alla Sapienza di Roma, Giuseppe Conte è stato borsista del Cnr per poi conseguire diversi Master (Yale, Sorbonne, Duquesne, Cambridge, Vienna, New York). Attualmente insegna a Firenze e alla Luiss di Roma come docente di Diritto privato.

Infine, poi, è giusto specificare il vero tenore del termine “scugnizzo” che evidentemente nella redazione di Libero ignorano. Feltri & Co. forse non sanno che il termine nel 1895 comparve per la prima volta in alcuni scritti di Ferdinando Russo, poeta napoletano. Il termine, come si evince dagli scritti citati, non designa l’innocente frugoletto un po’ vispo, ma un giovane delinquente abituato a vivere in strada. Andando oltre la pochezza del titolo nella sua costruzione, quindi, da un punto di vista semantico l’accusa a Di Maio è molto grave, senza dimenticare l’uso improprio della lingua napoletana.

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