“Il ponte Morandi non è sicuro”, si sapeva da febbraio: lo conferma una lettera

Ancora dubbi e ombre dietro la vicenda del crollo del ponte Morandi a Genova, una matassa che deve essere dipanata per fare luce e avere giustizia. Intanto spunta una lettera pubblicata in anteprima da L’Espresso, che potrebbe cambiare completamente lo scenario.

In questa lettera, infatti, emergerebbe che tutti, ovvero la Direzione generale per la vigilanza del ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova e la Direzione maintenance e investimenti esercizio della società Autostrade per l’Italiana erano a conoscenza che il viadotto avesse dei problemi di sicurezza.

La lettera, datata 28 febbraio 2018, firmata dal direttore della manutenzione, Michele Donferri Mitelli, allerterebbe il ministero delle Infrastrutture sui rischi nei ritardi di approvazione del progetto di rinforzo del ponte. La lettera è indirizzata al Ministero ma non si sa chi l’abbia ricevuta.

Ciò che si conosceva fino ad oggi è che si era tenuta una riunione a febbraio in cui si confermava la necessità di di interventi strutturali per mettere in sicurezza il ponte, i cui tiranti ormai erano consumati, ma nessun documento confermava e dimostrava che ingegneri e funzionari sapessero del pericolo a cui andavano incontro ogni giorno gli automobilisti che percorrevano quel viadotto.

Non una, ma bene cinque sono le lettere scritte al ministero tra febbraio e aprile 2018 che metteva in guardia sulla sicurezza del ponte genovese, eppure nulla è stato fatto.

Il contenuto della lettera: “Si fa riferimento a quanto in oggetto, alla nostra precedente corrispondenza e alle interlocuzioni intervenute presso il Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato alla presenza del vostro funzionario Uit Genova nella seduta del 1.2.2018”.

“Al riguardo dal momento che non abbiamo più avuto evidenza se siano necessari ulteriori approfondimenti e/o elementi integrativi Vi significhiamo… di restare a Vostra disposizione qualora siano necessari chiarimenti e integrazioni in relazione agli aspetti tecnico-economici del progetto rappresentando, ancora una volta, l’urgenza che riveste la conclusione dell’iter approvativo dell’intervento”.

“Vista l’importanza strategica dell’opera e la natura dell’intervento, si ritiene, in considerazione del protrarsi dei tempi di approvazione, che l’intervento non possa essere in esecuzione prima del secondo semestre 2019 o inizio 2020. Tale circostanza comporterebbe una serie di ripercussioni sia per la pianificazione economica che per l’incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera. Per quanto sopra, Vi preghiamo di portare avanti l’iter autorizzativo quanto prima“.

Dunque, è chiaro da questa lettera l’urgenza di intervenire sul ponte Morandi perchè non è sicuro. Nonostante si palesi la necessità di procedere al più presto a lavori di sicurezza, nulla è stato fatto. Il direttore solleciterà ancora una volta a giugno, l’ultima prima della tragedia del 14 agosto in cui hanno perso la vita 43 persone.

Oggi ci sono documenti che confermerebbero che da mesi il ponte Morandi non era sicuro e che si era sollecitato più volte per metterlo in sicurezza. Ci sarebbero anche molti testimoni nell’inchiesta avviata dalla Procura sulla vicenda: i tecnici della società che soltanto da ottobre 2017 si preoccupa di intervenire sulla stabilità del viadotto, il direttore delle manutenzioni Donferri Mitelli che lancia l’allarme già a febbraio 2018, il direttore generale del ministero Cinelli, il provveditore Ferrazza, l’ispettore territoriale Testa, i membri con diritto di voto nel comitato tecnico amministrativo del Provveditorato di Genova.

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