49 milioni della Lega, Salvini: “Temete l’ira dei giusti”. Ma non si diceva “ladri”?

Tiene banco la sentenza del Tribunale del Riesame di Genova, che dispone il sequestro dei conti correnti della Lega Nord. Il partito, infatti, ha sottratto ben 49 milioni di euro allo Stato. Il sequestro riguarda non solo i soldi attualmente nelle casse della Lega (dovrebbero essere circa 5 milioni), ma anche gli importi che saranno incassati in futuro.

Matteo Salvini, in conferenza stampa, si è mostrato abbastanza tranquillo evitando di commentare più di tanto la sentenza. Su Facebook, però, il suo atteggiamento è diverso ed ha scritto:

“Temete l’ira dei giusti”. Lavoro per cambiare l’Italia e l’Europa e mi bloccano tutti i conti correnti, per presunti errori di dieci anni fa.

Prima di tutto, gli errori non sono presunti perché prima del Riesame che disposto il sequestro, c’è stato un processo che si è concluso con una sentenza definitiva della Cassazione, la quale ha affermato che la Lega Nord attraverso i suoi uomini di spicco ha truffato lo Stato per 49 milioni di euro. Soldi pubblici che potevano essere usati per gli italiani, direbbe qualcuno.

L’ira dei giusti. Una volta, chi sottraeva dei soldi venendo anche condannato dai magistrato fino al terzo grado di giudizio veniva chiamato “ladro”, ed un ladro per definizione è qualcuno che fa qualcosa di sbagliato. “Giusto” e “sbagliato” dovrebbero essere dei contrari, a meno che non abbiano riformato il dizionario dei sinonimi e contrari senza dirmelo.

Dal vocabolario Treccani: ladro s. m. (f. -a) [lat. latro (-onis)]. – 1. a. Chi ruba, chi si appropria indebitamente di beni altrui, violando con astuzia, o col ricorso all’inganno, alla frode, e di solito agendo di nascosto (meno spesso con mezzi violenti), il diritto di legittima proprietà.

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