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Hillary Sedu: da talento del calcio a principe del foro di Napoli

Napoli – L’avvocato Hillary Sedu è stato eletto nel comitato pari opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Si tratta del primo consigliere di colore ed ha ricevuto ben 800 voti. Ma chi è Hillary Sedu? Cosa l’ha portato in Italia? Come è arrivato alla toga di avvocato?

Nella primissima infanzia la sua storia non è diversa da quella di tanti bambini che troppo spesso vediamo su giornali e telegiornali. Hillary è nato in Nigeria ed è stato costretto a lasciare il suo paese per sfuggire alla fame. Arrivato in Italia insieme alla madre si è sentito subito fiero di essere diventato italiano e non ha mai accettato di essere definito “straniero”.

Come tanti giovani il suo sogno era diventare calciatore ed a Castel Volturno, luogo in cui viveva, iniziò a tirare i primi calci ad un pallone. A 13 anni il suo talento venne notato dalla Salernitana che lo scelse come difensore. Da lì iniziò una brillante, seppur breve, carriera sportiva: Hillary giocò in serie D per il Mazara e l’Orvietana ed in C2 per l’Igea Virtus, passando anche per un periodo alla Turris.

Il sogno, però, venne spezzato da un duro infortunio al ginocchio. Cinque operazioni che rendevano impossibile una carriera come calciatore professionista. Il ragazzo non si lasciò scoraggiare e con la forza di volontà che contraddistingue chi nella vita ha davvero sofferto decise di appendere le scarpette al chiodo e lottare per indossare la toga.

Si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza ed ottenne la laurea brillantemente nel 2013, macinando esami. La cultura è stata la sua rivalsa, il modo per affermare avanti a tutti di essere italiano e di essere un membro valido del suo paese. Come lui stesso ha affermato: “La mia è una battaglia: è la cultura che deve permettere a un immigrato, anche se ha la pelle di colore diverso, di diventare italiano. Non un Governo…”.

Oggi Hillary è un giovane avvocato di 32 anni, ma non ha accantonato la voglia di lottare. Indossando la toga difende i diritti essenziali come la salute e la cittadinanza, è diventato uno dei più grandi sostenitori dello Ius Culturae, che prevede la cittadinanza per gli immigrati che completano gli studi.

Nonostante il suo passato non rinuncia ad essere duro contro chi approfitta dell’ospitalità: “Alcuni bivaccano per 14 ore al giorno perché non ci sono obblighi nei centri di accoglienza, come per esempio quello di frequentare corsi linguistici. – aggiunge, però – La colpa però non è solo loro: spesso non hanno alcun servizio e quindi diventano prede della criminalità.”

Le sue battaglie in Tribunale e nella vita, la speranza che trasmette, la competenza con cui si destreggia nel diritto gli sono valsi una delle cariche più prestigiose del foro napoletano, con la speranza che si tratti dell’ennesimo trampolino di lancio per puntare sempre più in alto.

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