Conte contro i giudici: “Nessuna emozione giustifica un femminicidio”

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha criticato con un lungo post su Facebook alcune sentenze adottate negli ultimi giorni dai giudici italiani: “Negli ultimi giorni sui giornali abbiamo letto di sentenze per episodi di femminicidio nelle quali si è tirata in ballo una presunta reazione “emotiva” e la relativa intensità, ai fini di un’attenuazione della pena. Si è fatto riferimento ad una “tempesta emotiva”, ad un sentimento “molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile””.

In particolare, il premier si riferisce, come evidenzia con le immagini del post, a due sentenze: quella della corte d’appello di Bologna in cui viene dimezzata la pena per un uomo che uccise una donna perché quest’ultimo era, citando la corte, “in preda ad una tempesta emotiva” e quindi poco lucido; quella del tribunale di Genova che ha condannato a “soli” 16 anni di detenzione, il pubblico ministero ne aveva chiesti 30, un uomo che aveva ucciso la compagna, adducendo come attenuante il fatto che fosse disperato e deluso.

E’ vero che la realtà processuale è diversa da quanto viene riportato dai media, che una sentenza è solo il punto d’arrivo di anni ed anni di battaglie legali, che spesso e, probabilmente, anche in questi casi le cose sono andate diversamente, ma simili affermazioni di un organo giudicante fanno preoccupare. E’ vero anche che le decisioni dei giudici non devono essere sindacabili dalla volontà popolare, ma è pur sacrosanto il diritto di critica dell’opinione pubblica verso certe decisioni.

Lo stesso Conte esordisce dichiarando che “Le sentenze dei giudici si possono discutere. Anzi, in tutte le democrazie avanzate il dibattito pubblico si nutre anche di questa discussione. L’importante è il rispetto dei ruoli e, in particolare, la tutela dell’autonomia della magistratura.”

“In realtà – aggiunge –  per cogliere appieno e criticare il significato di una sentenza occorrerebbe una specifica competenza tecnica. Ma vi è un aspetto di più ampia portata culturale, che riguarda il dibattito pubblico, e su cui la politica può e anzi deve legittimamente intervenire. Ed è in questa ultima prospettiva che dobbiamo chiarire, con forza, che NESSUNA REAZIONE EMOTIVA, NESSUN SENTIMENTO, PUR INTENSO, può giustificare o attenuare la gravità di un femminicidio.”

“La crescita e lo sviluppo della nostra società deve muovere dal rispetto e dalla valorizzazione del “patrimonio femminile”: le donne, tutte le donne, – conclude il Presidente del Consiglio –  sono una grande ricchezza, una preziosa risorsa che ci consentirà di costruire una società migliore. Dobbiamo maturare questa convinzione giorno per giorno, dobbiamo lavorare costantemente a questa rivoluzione culturale.”

In periodi come questo, dove ancora una ragazza non può camminare da sola senza paura di venire stuprata, dove mariti e conviventi trattano le donne come serve pagando il loro silenzio con la violenza, dove ogni settimana dobbiamo ascoltare l’ennesima tragedia familiare, piangere l’ennesima donna vittima del proprio uomo, non è possibile avanzare anche solo l’ipotesi che i responsabili siano giustificabili o che possano avere attenuanti simili.

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