I neoborbonici contro Lombroso: “È giusto che i bambini vedano la mostra?”

I neoborbonici contro Lombroso. Al Museo del Cinema di Torino è stata inaugurata la mostra ‘I 1000 volti di Lombroso’, dove gli scatti del famoso criminologo definiscono delinquenti i napoletani, solo in base alla loro provenienza. A commentare, senza impedire che trapeli il disappunto sul contenuto della mostra stessa, i neoborbonici che hanno scritto al Ministro per l’Istruzione. “È giusto che i bambini vedano quella mostra?“.

Infatti, da settembre a gennaio il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospiterà le oltre 300 fotografie del Museo di Antropologia Criminale piemontese dove saranno presenti anche diverse fotografie di “briganti” meridionali e di “delinquenti napoletani”. Così, il Movimento Neoborbonico si è rivolto al Ministro per l’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, avanzando richiesta verifica del contenuto della mostra stessa. In particolare, è stato chiesto se sia il caso o meno di impedire o limitare l’accesso degli studenti. E questo per una serie di motivi.

I neoborbonici hanno chiesto al ministro, innanzitutto, se i ragazzi non possano essere traumatizzati dalla visione di foto, crani e calchi presenti alla mostra e, soprattutto, se non possano essere condizionati dalla classificazione di criminali “napoletani o meridionali”. Proteste, che all’alba del 2020 sembrerebbero assurde, se non si facesse il conto con la realtà: basti pensare alle discriminazioni antinapoletane e antimeridionali che sono ancora frequenti e diffuse, come, ad esempio, il fatto che i tifosi bergamaschi che utilizzano sciarpe con il volto di Lombroso in funzione antinapoletana.

Ma ancora. I neoborbonici hanno addirittura chiesto se sia opportuno o meno dare spazio ad uno scienziato che fece del razzismo la sua tesi principale; se sia il caso o meno di dare voce alle teorie che durante l’unificazione crearono preconcetti e razzismi ai danni dei meridionali e dei calabresi in particolare; se sia stato comunque giusto dedicare una mostra ad uno scienziato escluso di fatto dalla comunità scientifica del suo tempo per la falsità delle sue tesi e la scorrettezza del suo metodo scientifico.

E, ancora, se sia stato opportuno utilizzare quel Lombroso già al centro di lunghe e vivaci polemiche e di vicende giudiziarie con la richiesta per ora respinta di restituzione al suo comune originario (Motta Santa Lucia, Catanzaro), dei poveri resti del “brigante” Giuseppe Villella usato dallo scienziato Veneto-sabaudo per le sue folli teorie sulla inferiorità razziale con schemi in seguito utilizzati anche dai nazisti.

La richiesta è stata inviata anche al sindaco di Torino, Chiara Appendino, oltre che al Consiglio Comunale torinese. Non solo. Sono state inviate ai curatori della mostra alcune copie del recentissimo libro del prof. Giuseppe Gangemi, che, come si evince già dal titolo “Stato Carnefice o uomo delinquente: la falsa scienza di Cesare Lombroso” scredita quelli che sono i “risultati” raccolti dal criminologo.

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