23 Gennaio 1996, la “Strage di Secondigliano”: 11 persone inghiottite dalla voragine

23 Gennaio, 1996 ore 16:20 circa nel silenzio un improvviso boato e dopo solo il caos ha regnato nel quadrivio di Secondigliano.

Durante la costruzione della Strada Statale 87 NC che doveva collegare Arzano a Miano si verificò una fuga di gas che provocò una forte esplosione causata dalla perforazione di una tubatura di gas metano, questo causò l’apertura di una voragine di quasi 40 metri di diametro.

L’esplosione fece crollare le palazzine del quadrivio, dove fu emessa un’ordinanza di sgombero da un’ala di quest’ultime giorni prima del crollo, risultando in un incendio e successivamente lo squarcio della strada. I soccorsi tardarono ad arrivare dovuto anche all’impossibilità di mobilità nel luogo dell’accaduto e dopo ore interminabili per placare la proliferazione dell’incendio e domare le fiamme, si proseguì alla ricerca dei corpi delle vittime che risultano 11, nonostante un corpo non fu mai rinvenuto.

Le vittime erano 6 operai, 2 passanti a bordo della loro autovettura e 3 abitanti del palazzo crollato. Dopo 24 anni dall’accaduto ancora si ricorda questa tragedia soprattutto per chi ha perso un proprio caro, infatti ogni anno vi è una commemorazione delle vittime da parte dei familiari ed amici. Nonostante ciò, è stata oggetto di protesta in quanto i cittadini denunciarono la pericolosità della situazione prima che accadesse l’inevitabile, infatti si pensa che forse il crollo fu causato dal cedimento del terreno sottostante in quanto vi erano lavori in corso per la galleria sotterranea. Nonostante commemorazioni ogni anno per la strage e i nuovi monumenti alle vittime da parte del Comune di Napoli e le micro bonifiche della zona, le famiglie ancora chiedono giustizia, quella che gli è stata negata in tutti questi anni.

Le famiglie non sono state minimamente rimborsate nonostante le ditte Arzano Scarl e la Sogem siano state condannate a risarcimento. Nel 2004 i tecnici responsabili dei lavori furono condannati a due anni e due mesi di reclusione e il CIPE diede 100mila euro ad ogni famiglia come anticipo di risarcimento ma, quando quest’ultimo venne assolto, 3 anni dopo, chiese ad ogni famiglia la restituzione del denaro con gli interessi.

Il tutto fu riportato in una lettera che ha seminato angoscia all’interno di queste famiglie già devastate dal dolore di questa strage, questa portava la firma di Carlo Schilardi Commissario Straordinario del CIPE. Il Commissario dichiarò però che non vi sarà fatta azione contro queste famiglie finché il tutto non sarà risolto. Queste famiglie comunque non sono state ancora del tutto risarcite anche perché molte di queste aziende nel tempo sono fallite. Queste persone che ormai hanno imparato a convivere con il dolore della perdita chiedono giustizia, pace e riposo, ma anche rispetto per quel luogo in cui 24 anni fa sono morte 11 persone, un luogo oggi abbandonato e degradato non tenuto in considerazione.

Fuori dalla cappella c’è un cartello con su riportate le scuse per le condizioni precarie di questa dovute alla mancanza di interventi da parte delle istituzioni ed organi competenti, attraverso le parole riportate sul manifesto si legge lo sgomento e la rabbia dei parenti ormai dimenticati. Una strage ormai passata per tutti, ma non per chi vive con il peso della morte addosso e non ha altro modo di ricordare che attraverso le semplici cose, come portare un fiore in quella cappella e ricordare quello che era. Serve fare qualcosa per poter dare un po’ di pace e giustizia a chi solo questo chiede da 24 anni.

Fonti:

wikipedia.org,

Tragedia di Secondigliano La Rossa Esposito Rosario, 24/01/2017,

Secondigliano la Strage Dimenticata.

I familiari delle vittime: ”Giustizia”. la Repubblica.

Rei Roberta, 20/11/2018, Strage di Secondigliano prima risarciti poi la beffa,

Le Iene.

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