Detenuto si impicca nel carcere di Secondigliano: era accusato di violenza sessuale

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Sono undici i suicidi nelle carceri italiane in appena due mesi, cioè dall’inizio del 2020. Ultimo in ordine di tempo, un 38enne detenuto originario di Battipaglia che si è tolto la vita nel carcere napoletano di Secondigliano.

A renderlo noto è Samuele Ciambriello, il garante campano dei detenuti. D.M. (queste le iniziali dell’uomo) era nato nel 1982 ed era accusato di violenza sessuale. Era stato arrestato lo scorso luglio e trasferito da settembre a dicembre nel carcere di Vallo Della Lucania (in provincia di Salerno). A gennaio era tornato nel carcere di Secondigliano e proprio in questi giorni sarebbe dovuto iniziare nei suoi confronti il processo di primo grado che lo vedeva accusato di violenza sessuale. Si è tolto la vita nella sua cella impiccandosi. L’uomo pare abbia lasciato una lettera spiegando le motivazioni del suo gesto estremo.

Queste le parole di Samuele Ciambriello rilasciate a ‘Linkabile’:

“Ancora una volta si muore di carcere contravvenendo allo spirito costituzionale che all’articolo 27 recita che il carcere ha una funzione rieducativa e di socializzazione. Anche in questo luogo così remoto vanno rispettati i diritti e la dignità delle persone. Quando si muore di carcere ed in carcere è una sconfitta per tutti: sia per gli operatori che si prodigano quotidianamente, tra mille difficoltà a rendere più umane le pene, sia per la politica che ha fatto del carcere e, più in generale, della giustizia penale, un luogo di afflizione, di vendetta ed esclusione sociale. Occorre bilanciare la certezza della pena, il bisogno di giustizia delle vittime, con la possibilità di recuperare e far ricominciare a chi ha sbagliato”.

Un vero problema quello dei detenuti abbandonati a se stessi che lo scorso anno, solo in Campania, ha portato a 10 suicidi tra cui uno proprio nel carcere di Secondigliano. A farla finita era stato un uomo di 59 anni.

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