Operai positivi in alcune fabbriche napoletane, scioperi in tutta Italia: “Non siamo carne da macello”

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In Campania e nel resto d’Italia sono ancora tanti i dipendenti che stanno andando a lavoro. Il decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte infatti non chiude quelle aziende che devono continuare a produrre. E così i dipendenti lasciano la loro famiglia a casa e si recano sul posto di lavoro. Rischiando il contagio.

E’ quando sta accadendo nel capoluogo campano e in provincia. Per il momento sono tre i casi accertati, secondo ‘il Mattino’, due all’Avio di Pomigliano d’Arco e uno all’Hitachi di Napoli. In tutte le industrie devono essere garantite infatti le misure di sicurezza varate dal governo. Per questo i lavoratori dello stabilimento Hitachi rail Pistoia hanno deciso di proclamare uno sciopero di una settimana, dal 13 al 21 marzo :

“Lo sciopero, come si legge in un volantino diffuso dai sindacati, è promosso alla scopo di permettere la verifica che siano state prese tutte le misure possibili perché si possa lavorare all’interno dello stabilimento rispettando le prescrizioni di sicurezza stabilite dai decreti ministeriali. Sono esclusi dallo sciopero i lavoratori già collocati in smart working”.

L’Hitachi di Napoli per ora non conferma e chiude lo stabilimento, a scopo precauzionale, per sanificare gli spazi di lavoro. Ma scioperi sono stati proclamati in tutta Italia e sono ora in corso in Piemonte, Lombardia, Emilia e Toscana. Le sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm ritengono necessaria una momentanea fermata di tutte le imprese metalmeccaniche fino al 22 marzo.

Queste le parole del Segretario Generale Fim Cisl, Marco Bentivogli:

“Lo ribadiamo per l’ultima volta: le aziende che non sono in grado di garantire la sicurezza dei lavoratori vanno immediatamente fermate. Non ci si lamenti se i lavoratori restano a casa perché non si sentono al sicuro o meglio che proclamino sciopero nelle aziende che dimostrano, anche in quest’occasione, di non rispettare i lavoratori e la loro sicurezza. Lo sciopero è il minimo che si possa fare in situazioni di questo tipo”.

E dai lavoratori si erge un grido: “Non siamo carne da macello”.

Una richiesta fatta anche dall’assessore al welfare della Lombardia Giulio Gallera:

“Chiedo un’ulteriore chiusura di negozi e aziende. Non tutte, ma almeno quelle non legate ai servizi pubblici essenziali, con lo scopo di rallentare ancora la diffusione”.

 

 

 

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