Provenzano: “La clausola del 34% resta. Già in passato 26 mld del Sud sono stati dirottati per spese nazionali”

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“La clausola del 34% non si tocca, pensare di toglierla è inaccettabile”, lo ha affermato Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale, nel corso di un’informativa alla Camera dei Deputati. Non possono essere le regioni meridionali ad essere penalizzate da questa crisi economica. Ne è convinto il ministro che ribadisce l’importanza di ripartire obbligatoriamente nel Mezzogiorno gli investimenti pubblici per una quota del 34%.

Queste le sue parole in un post su Facebook:

“Ieri ho tenuto un’informativa alla Camera dei deputati per confermare, una volta di più, che ogni ipotesi di contrapporre riequilibrio e sviluppo, anche in questa fase drammatica, non solo è ingiusta, ma è vecchia e sbagliata. Non possiamo ripetere gli errori del passato. A pagare il prezzo di questa crisi non può e non deve essere il Sud. La clausola del 34% non si sospende, la stiamo attuando.

Ho colto l’occasione per un discorso più ampio. Questa pandemia ha fatto giustizia di tantissimi luoghi comuni. A partire proprio da quelli che inquinano da decenni il dibattito tra Nord e Sud. L’Italia, per rialzarsi, deve sanare le sue fratture, sociali e territoriali. La coesione non è un appello alle buone intenzioni, è un impegno politico, che dobbiamo realizzare ogni giorno. Qui il video del mio intervento: vi avverto, è un po’ lungo. Se vi andasse, eccolo”.

Nel filmato il ministro spiega:

“Le grandi tragedie uniscono, questa è stata una crisi sanitaria, economica e sociale, la prima tragedia storica che ha convolto tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Questa pandemia ha fatto giustizia di tantissimi luoghi comuni, a partire da quelli che inquinano da decenni il dibattito Nord-Sud. Vedere pazienti bergamaschi e bresciani accolti e curati a Bari e Palermo, vedere molti meridionali rispondere all’appello di medici, infermieri e volontari delle zone del Nord. Trascorrere la prima metà di marzo a preoccuparci di una eventuale esplosione del contagio al Sud, salvo scoprire poi che uno degli ospedali più attrezzati al mondo era il Cotugno di Napoli. L’Italia ha un volto diverso rispetto al discorso mediatico che sfocia a volte in rigurgiti di miserabili razzismo.

La coesione territoriale è necessaria e la crisi rischia di far aumentare le differenze territtoriali. Il rispetto dei vincoli di destinazione degli investimenti del Mezzogiorno rientra in questo impegno politico da affermare e confermare anche adesso. L’ho detto e lo ribadisco con forza. Ogni proposta di rimuovere i principi di riequilibrio territoriale dalla spesa pubblica è inaccettabile. Ogni idea di dirottare le risorse nazionali o europee della coesione alle aeree più svantaggiate è semplicemente inaccettabile. Lo dico perché stata diffusa una bozza in cui si proponeva di spostare gli investimenti e i capitali al Sud per gli interventi anti-crisi. Quella bozza non è mai stata discussa al governo e non è condivisa, è solo un mero esercizio tecnico già ampiamente bocciato.

Ogni ipotesi che contrappone il riequilibrio territoriale alla crescita del Paese è in contrasto con gli impegni del governo e con l’attività del mio ministero. E’ ingiusta, profondamente vecchia e sbagliata. Non possiamo ripetere l’esperienze delle crisi precedenti quando 26 miliardi vennero dirottati dal Sud per coprire le spese nazionali. E’ stato un errore, purtroppo reiterato anche da governi di alto colore politico. Il lungo disinvestimento nelle regioni del Sud è la causa della scarsa crescita dell’intero Paese. Troppo lungo è stato ignorato un concetto che apre il Piano Sud 2030, l’interdipendenza. 

Il Sud era già in recessione e ora perderà l’8% del Pil, di poco inferiore alla media del Paese. Circa 800mila giovani saranno in disoccupazione, mezzo milione al Sud. A fine anno avremo 15 punti sotto la crisi del 2008, è un dato senza precedenti nella storia contemporanea”.