Coronavirus e scarcerazione dei boss: Raffaele Cutolo resta in carcere


Niente domiciliari per Raffaele Cutolo. Il fondatore nonché capo della ‘Nuova Camorra Organizzata’ dovrà trascorrere questi giorni di emergenza per il coronavirus sempre nella sua cella. Come fatto sapere dall’Ansa, il magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia ha infatti rigettato l’istanza di sospensione di esecuzione della pena con applicazione provvisoria della detenzione domiciliare, avanzata per motivi di salute dalla difesa di Cutolo.

Cutolo è detenuto al 41 bis nel carcere di Parma. Nato il 20 novembre 1941, oggi ha 78 anni. Di questi ben 55 li ha trascorsi in carcere, 39 in regime di isolamento. A febbraio era stato trasportato in ospedale per un peggioramento delle sue condizioni di salute. Qui aveva chiesto di incontrare sua moglie. Da anni infatti il boss soffre di diverse patologie ma dopo le polemiche di questi giorni relative a diverse scarcerazioni, si è deciso che Cutolo non potrà uscire.

Anche il sindaco di Ercolano aveva espresso preoccupazione per le recenti scarcerazioni di boss al 41 bis, specialmente di quelli campani. Il primo cittadino Ciro Buonajuto e il presidente della Fai Antiracket Ercolano, Pasquale Del Prete, avevano scritto al Prefetto di Napoli:

“Certamente non sta a noi giudicare il provvedimento attraverso il quale si è proceduto alla scarcerazione di questi elementi ma Le manifestiamo la preoccupazione, nostra e di tutta la Comunità, per gli effetti che questa disposizione potrebbe comportare sulla vita dei cittadini del nostro territorio, già duramente provata dall’emergenza sanitaria tuttora in corso. Le chiediamo di mettere in atto tutto quanto in Suo potere per evitare che queste scarcerazioni possano creare le condizioni per una recrudescenza di reati sul nostro territorio. Favorire la ricostituzione delle cosche locali, dopo tanti anni di dolore, lavoro e sacrifici, sarebbe un peccato imperdonabile”.

Ora la decisione che vede Raffaele Cutolo restare in carcere nonostante le sue condizioni di salute. Troppo pericoloso farlo uscire ora in un momento di crisi economica per molti settori.

 


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