La Dad ai tempi del Covid, il racconto della prof. Boselli: “Questo periodo storico ha messo in mostra tanti problemi”

La Dad, didattica a distanza, ai tempi del Covid, è uno degli argomenti più in voga in questo periodo e, Martina Boselli, giovane insegnante di un istituto paritario di Casoria che, qualche giorno fa ha pubblicato su Facebook un racconto di un’esperienza vissuta con un alunno che aveva perso la nonna causa Coronavirus cercando di dargli confronto attraverso uno schermo, ha deciso di raccontarci i pro e i contro di questa situazione. Lezioni attraverso uno schermo a cui gli alunni sono abituati da qualche mese a questa parte per svolgere la didattica a distanza.

La professoressa Boselli ha voluto raccontare a Vesuviolive.it la sua esperienza con la Dad, meglio nota come didattica a distanza, ai tempi del Covid, sia nel periodo della prima ondata, sia attualmente: “Io insegno sia alle scuole medie che ad un liceo scientifico, in un paritario religioso. Si sposa con il pensiero che io ho dell’insegnamento in generale. Per me i ragazzi devono essere ascoltati e bisogna dargli modo di esprimersi, perché all’università diventi un numero“.

Martina ha anche raccontato come è stato portare all’esame di maturità i suoi ragazzi subito dopo il lockdown: “Lo scorso anno ho avuto una quinta classe che ho portato all’esame. La notte prima dell’inizio degli esami non ho dormito. Fino all’ultimo mi sono chiesta se li avevo preparati bene perché cambiavano le cose dal giorno alla notte. Dicevo ai miei ragazzi di preparasi in un modo perché le disposizioni dell’Azzolina avevano disposto “questo…”, poi poco dopo dovevo richiamarli perché le disposizioni erano cambiate nuovamente. Ed è stato un inferno perché c’erano già diversi problemi: chi non poteva collegarsi perché non aveva la connessione, chi non aveva il dispositivo adatto, chi doveva condividerlo con il fratello. I ragazzi stanno vivendo un periodo drastico“.

Alla fine di tutto siamo scoppiati a piangere perché non abbiamo vissuto la maturità come avremmo voluto. Ho visto i miei ragazzi cambiare e maturare e forse se l’avessero vissuta in modo normale, come consuetudine insomma, non sarebbero cambiati allo stesso modo. Mi ha fatto male non essere riuscita a carpire quando stavano maturando. Mi è dispiaciuto non stare in classe con loro e vivere tutti i momenti. Non sai nemmeno se li stai preparando a dovere, perché già dall’alto non si sapeva cosa fare“.

A me è dispiaciuto che non hanno potuto vivere tutte le emozioni. Io ricordo che parlavo con i ragazzi dell’esame di maturità e loro mi ricordavano che prima dell’esame ci sarebbero stati i 100 giorni all’esame. Nell’istituto dove lavoro fanno il galà di fine anno e loro aspettavano questo momento che purtroppo non c’è stato. La sera prima non si sarebbero potuti vedere, ma qualcuno si è anche visto ed era anche giusto dopo tutti quei mesi chiusi in casa“.

La professoressa Boselli, oltre ad una classe agli esami di maturità, ai tempi del Covid ha portato all’esame anche ragazzi di terza media, che hanno sostenuto il loro esame in Dad: “Ho portato agli esami anche una terza media e mi è dispiaciuto che non hanno potuto avere quel momento di liberazione e anche per loro c’è stata tanta indecisione: fare la tesina o no, fare la mappa concettuale o meno. Non sapevamo cosa fare perché non lo sapeva nemmeno chi era sopra di noi e ai ragazzi abbiamo fatto capire che non eravamo noi a scegliere. In ogni cosa c’è sempre un pro e un contro: è anche capitato che internet non andava perché troppe persone connesse. Mancano i momenti in cui tu li guardi negli occhi per capire se ti stanno capendo, ma attraverso un computer viene a mancare tutto questo. Purtroppo dallo schermo non lo noti e a me dispiace. Io gli ripeto continuamente che con me possono aprirsi“.

Martina ritorna anche sulla conversazione avuta con il suo alunno che ha da poco perso la nonna causa Covid: “La conversazione con il mio allievo riguardo la nonna, l’ho fatta quando tutti erano andati via. L’ho fatto per una questione umana, perché non sapevo lui come avrebbe potuto reagire. Per me loro sono esseri umani e non sono allievi, volevo sapere come stesse e non mi sono fatta domande. Volevo che lui trovasse una valvola di sfogo nello studio. Ai colloqui veniva accompagnato sempre da questa nonna e sapevo che con la scomparsa della nonna, era crollato un pezzo del suo mondo, e che lui, probabilmente, si maledice perché non l’ha potuta salutare né dirle quelle ultime cose che rimandi sempre ad un tempo successivo per poterlo fare. Lui è molto sensibile, ma tutti i ragazzi di oggi lo sono. Puntiamo il dito contro le generazioni di oggi dicendo che sono diversi da noi, ma quando li guardi capisci che hanno le stesse paure delle generazioni precedenti“.

Io cerco di ascoltare i miei ragazzi perché credo che questo influisca molto sul piano didattico. Io mi faccio coinvolgere dalle loro storie e sapendo questo cerco di chiudere anche un occhio quando non riescono a collegarsi o non portano un compito. Anche se alterno questi momenti al mio essere tosta perché devono capire che se studiano lo fanno soprattutto per loro stessi“.

Io vorrei che i miei ragazzi capissero che hanno la possibilità di esprimersi prima che entrino nel mondo dei grandi, che è un mondo differente. Io gli faccio capire che nel mondo della scuola c’è ancora qualcuno a cui interessa sapere come stanno. Mi dicono che sono una persona umana e per me non c’è aggettivo più bello con cui classificarmi“.

Io sapevo già alle scuole medie che avrei voluto fare l’insegnante. Quando i miei ragazzi si confidano con me, sono i momenti più belli. Loro devono capire che nel bene o nel male tutto passa. Passerà anche questo periodo e dobbiamo cercare di alleggerirlo e di trovare dei lati positivi. Un adulto capisce che tutto questo va fatto per il bene comune, mentre gli adolescenti potrebbero non comprendere tante restrizioni e per questo è più pesante“.

Molti ragazzi hanno nella scuola il loro mondo e per questo motivo sentirsi privati di questo è come perdere un pilastro: “Per alcuni ragazzi la scuola è tutto il mondo. Ho ragazzi che alle 7.30 sono già a scuola, fanno le ore in classe, restano il pomeriggio a giocare nel campetto della scuola e tornano a casa tra le 17 e le 19. Togliendogli questo loro si sentono spaesati. Escono il sabato insieme. Io ho una bambina di 7 anni che va in seconda elementare e ho vissuto e sto vivendo la didattica a distanza sia da docente che da madre. E’ un macello. Nello scorso anno scolastico, lei faceva poche ore, mentre ora sono connessi nelle ore scolastiche, nello stesso momento in cui devo collegarmi anche io. Fortunatamente, però, ho l’aiuto di mia mamma. Ai bambini manca stare in classe, si ha una difficoltà nel seguire tutti“.

Io non mi arrabbio mai e se alzo un po’ la voce, i miei alunni si preoccupano. Sono abituati a vedermi tranquilla. A volte succedono delle cose e devi alzare la voce perché potrebbero prenderla come un gioco. Io ho un bellissimo rapporto anche con i genitori perché i ragazzi gli parlano di me e loro sono incuriositi. Noi siamo una famiglia ed è giusto che sia così perché la situazione è pesante“.

La professoressa Boselli ha raccontato anche quando è circolata la voce dell’assenza di bocciature per l’anno scolastico che si è concluso a maggio: “Quando l’Azzolina lo scorso anno scolastico disse che non avrebbero bocciato nessuno, i ragazzi si adagiarono e io gli feci capire che li avrei bocciati lo stesso se fosse stato necessario. Gli feci capire che era per loro perché loro non sono il voto che uno gli scrive su un foglio, sono molto di più“.

Problemi, quelli che si sono presentati prepotenti durante questo periodo storico: “Un problema della scuola di oggi è che i ragazzi cambiano spesso docente e non hanno una continuità didattica. In questi casi dipende sempre come ti poni e io cerco di mostrare sempre il mio lato umano. Ho studenti che non sono più miei allievi che mi scrivono ancora. Questo periodo storico ha fatto uscire fuori tante cose che sapevamo e non ammettevamo: tra questi i problemi del mondo scolastico. Cambiano i docenti, il programma inizia tardi perché non è stato assegnato ancora il docente, mancano insegnanti di sostegno. Alcuni, questa cosa l’hanno vista solo adesso“.

Io spero che, in seguito a questa situazione, vengano trovate delle soluzioni in qualche modo, quando si potrà. Un altro problema sono le classi pollaio. Io ho avuto una classe di 33 persone che ho dovuto seguire anche in didattica a distanza. E’ stata una sfida. La prima settimana di didattica si collegavano tutti, mi inviano i compiti in anticipo, mi scrivevano su Instagram di notte per sapere se avevo corretto i compiti. Tutti presenti in videolezione già dall’inizio“.

La didattica a distanza ha messo in mostra che molti hanno studiato tanto e facevano i compiti constantemente perché non avevano nulla da fare a casa causa lockdown. Poi l’entusiasmo è andato a scemare tra chi aveva problemi di connessione, chi faceva le ore piccole a giocare e la mattina non riusciva a collegarsi, chi ha avuto momenti di depressione per la situazione“.

Un commento anche sui famosissimi banchi a rotelle e la reazione appena saputa la notizia, ma anche un disappunto per l’esclusione dei paritari da qualsiasi decreto: “I banchi a rotelle? Ho subito immaginato che i miei allievi si sarebbero messi a fare le gare in cortile. Non so perché non ci siano arrivati, ma credo perché non siamo mai stati inclusi nei decreti, nemmeno nel bonus digitale per il comodato d’uso alcuni tablet. I paritari non sono stati considerati, come se non esistessimo“.

Infine, un augurio per il futuro della professoressa Boselli con la speranza che la Dad possa essere solo un ricordo, così come il Covid: “Io spero che questa situzione finisca presto. A me manca stare in classe, poter vedere i miei allievi, vederli mentre si spalleggiano. A me è dispiaciuto quando siamo tornati in classe e non si potevano toccare, stavano lì con le mascherine, ma allo stesso modo cercavano di incoraggiarsi. Queste cose le vivi solo a scuola. Ho visto i miei allievi davvero cambiati. Sembrava essere tornati alla normalità anche se è durato poco, spero di poter tornare a scuola molto presto“.

 

 

 

 

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