“Natale in casa Cupiello”: nel film non manca Eduardo ma l’essenza di Napoli

film natale in casa cupiello

Con ogni probabilità, non esiste un’opera artistica che abbia diviso i napoletani più del film “Natale in casa Cupiello“, andato in onda ieri su Rai1. A partire dalla tarda serata di ieri i social sono stati invasi da commenti di ogni genere, tra chi apprezza l’opera proprio per il suo carattere di originalità e chi ritiene che il teatro del grande Eduardo non sia in alcun modo replicabile.

Di sicuro, il film di Edoardo De Angelis non può lasciarci indifferenti. Tutto è curato nei minimi dettagli in questo omaggio al capolavoro natalizio di De Filippo, quello che ogni napoletano che si rispetti conosce a memoria e rivede almeno una volta all’anno, in occasione del “Santo Natale”.

Ogni personaggio del film è un universo a sé, e questo è un aspetto che colpisce lo spettatore. Le abili inquadrature di De Angelis ci aprono uno squarcio sui sentimenti repressi di Ninuccia, sui sogni infantili (e neanche tanto) di Nennillo, sulla disperata voglia di evasione di Concetta, costretta a tenere in piedi un “presepe” familiare che rischia di crollare su se stesso mentre Lucariello si preoccupa del suo Melchiorre con la testa rotta.

Da questo punto di vista l’opera è senza dubbio geniale. Anche Sergio Castellitto, che nell’interpretare Lucariello si è discostato da qualunque paragone con l’originale, porta sul piccolo schermo un personaggio riuscito: un uomo schivo, quasi frenetico, immerso nel suo sogno del presepe e al tempo stesso bramoso di conoscere la triste realtà, quella stessa realtà che gli sarà fatale.

D’altro canto, però, non è difficile capire cosa sia mancato ai fan del grande Eduardo. E non si tratta dell’opera originale, che resterà sempre non replicabile per tutti i napoletani. Quello che manca è ciò che De Filippo aveva voluto rappresentare nella sua “Natale in casa Cupiello”, e che viene appena accennato nel film di De Angelis: l’essenza di Napoli.

Nella sua opera teatrale, Eduardo porta in scena la Napoli del dopoguerra, che conquista lo spettatore con i suoi drammi e le sue contraddizioni, con la voglia di ripartire e al tempo stesso di dimenticare. Il film di De Angelis, però, non riesce a rendere in pieno questa atmosfera.

Tra gli attori sono pochi coloro che riescono a calarsi nei personaggi partenopei della commedia di De Filippo (splendida l’interpretazione di Adriano Pantaleo nei panni di Tommasino). Il resto degli interpreti, com’è ovvio che sia, fa fatica a padroneggiare la lingua partenopea, a far propri i modi e gli atteggiamenti dei napoletani dell’epoca, e questo incide inevitabilmente sull’opera.

Più che ambientato a Napoli, il film di De Angelis sembra quasi sospeso tra sogno e realtà. Lo spettatore viene proiettato in un’altra dimensione, che ricorda vagamente Napoli ma non lo è. Questo vale anche per la scena in cui Lucariello va a comprare il suo amato “Melchiorre nero”, una delle poche girate all’esterno: più che passeggiare tra i vicoli partenopei, Castellitto sembra addentrarsi in un luogo sconosciuto, quasi immaginario.

Questa è forse la ragione per cui il film “Natale in casa Cupiello” ha lasciato l’amaro in bocca a tanti. E quello che è stato detto dell’opera originale di Eduardo potrebbe valere anche per la nostra Napoli: è unica e non replicabile.

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