All’Ospedale del Mare la stanza degli sguardi d’amore dove i pazienti Covid possono “riabbracciare” i parenti

Foto: dottoressa Carolina Bologna, profilo Facebook

Questi ultimi mesi sono stati molto difficili. Tutto il mondo si è ritrovato ad affrontare una pandemia, il Coronavirus, che ha colpito milioni di persone. Una parte, la più fortunata, ha trascorso molti mesi in casa, riadattando la propria vita e talvolta reinventandosi – e di storie ne abbiamo sentite – per non cedere alla disperazione. L’altra parte, però, è stata invece colpita da quel virus e si è ritrovata nelle quattro mura di un ospedale, completamente sola, isolata, non potendo rivedere amici o parenti anche per mesi e l’unico momento in cui potevano avere un dialogo era quando incontravano i medici, gli infermieri e il personale dell’ospedale, che regalavano un sorriso, una parola di conforto.

Per questo motivo all’Ospedale del Mare è arrivata la “Glass room” definita anche come “La stanza degli sguardi d’amore”. Un angolo dedicato alla riconciliazione, anche se dietro a un vetro, di persone che si amano.

“Nella stanza dove i pazienti incontrano i loro familiari, divisi da un vetro, si sente quanta sofferenza crei il lungo distanziamento forzato e quanto grande sia il potere terapeutico dell’amore”, dichiara la dottoressa Carolina Bologna in un post pubblicato su Facebook.

“Mi autorizzate a postare la foto su facebook? ” chiedo alla figlia. E lei: “dottoressa, per me va bene tutto quello che…

Pubblicato da Carolina Bologna su Mercoledì 20 gennaio 2021

Figli che rivedono genitori, mogli che rivedono mariti, nipoti che rivedono i nonni e così via. Un modo per infondere coraggio e esprimere amore a chi sta lottando contro il virus. L’incontro avviene attraverso un apposito vetro separatorio, permettendo così la messa in sicurezza dei visitatori. Attraverso lo sguardo, abbracci e baci anche se dati in lontananza, viene percepito un senso di vicinanza e di calore dei propri cari che viene tramesso anche solo attraverso le parole di conforto. A separare le persone è solo un vetro, che verrà metaforicamente rotto, una volta che il Coronavirus verrà sconfitto.

Il progetto è stato fortemente voluto dal responsabile del reparto Covid, Giuseppe Noschese e dalla dottoressa Carolina Bologna con l’aiuto del coordinatore infermieristico Fabio Basco e dalla coordinatrice del reparto infermieristica Florinda Carcarino.

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