La Spigolatrice di Sapri non è sessista: siamo noi a vedere pornografia anche nell’arte

A sinistra la Spigolatrice di Sapri; a destra la statua della Pudicizia (Cappella Sansevero)

Neanche il tempo di inaugurare la nuova statua dedicata alla Spigolatrice di Sapri che ne abbiamo viste di tutti i colori. Da Laura Boldrini che addita l’opera come “un’offesa alle donne” all’ex senatrice Repetti che addirittura vorrebbe abbatterla. La polemica sulla Spigolatrice di Sapri ci spinge a una riflessione che va ben oltre le sterili polemiche, e che tocca da vicino la nostra società, quella sì – dobbiamo ammetterlo – profondamente sessista.

Partiamo dal principio, ovvero dall’idea che è alla base dell’opera d’arte. L’artista cilentano Emanuele Stifano, autore della Spigolatrice, la spiega perfettamente: “Poiché [la statua] andava posizionata sul lungomare, ho ‘approfittato’ della brezza marina che la investe per dare movimento alla lunga gonna, e mettere così in evidenza il corpo.

Questo per sottolineare una anatomia che non doveva essere un’istantanea fedele di una contadina dell’800, bensì rappresentare un ideale di donna, evocarne la fierezza, il risveglio di una coscienza, il tutto in un attimo di grande pathos”.

Stifano ha sottolineato ciò che dovrebbe essere ovvio a chiunque abbia ancora qualche reminiscenza di storia dell’arte: il nudo nelle opere artistiche non ha niente a che vedere con la pornografia. Tutto nell’arte è teso a risvegliare la coscienza di chi ammira l’opera (non di certo le sue pulsioni sessuali), ad aprire la mente, a svelare nuovi mondi.

In quest’ottica il corpo, sia femminile che maschile, viene celebrato come qualcosa di puro e degno di ammirazione. È l’ideale che si incarna nel reale, un risultato che probabilmente solo l’arte può raggiungere. Così, a nessuno verrebbe in mente di scandalizzarsi per il David di Michelangelo, di storcere il naso di fronte alla Venere di Botticelli, o di correre a coprire la statua della Pudicizia a Cappella Sansevero (che insomma, sarà anche coperta da un velo, ma con quelle forme in bella vista tanto “pudica” non sembra).

Tuttavia, se sulle opere d’arte presenti sui libri di scuola siamo tutti d’accordo, basta che un’opera moderna come la Spigolatrice di Sapri mostri un sedere pronunciato che cominciano a piovere le accuse di sessismo. Certo, il sessismo c’entra, ma non nel modo in cui pensiamo noi: non possiamo puntare il dito contro la statua quando il problema è ben radicato nella nostra società.

Tutti, volontariamente o meno, siamo consumatori abituali di pornografia: non è necessario andare a scovare video hot, basta dare un’occhiata a ciò che ci propinano ogni giorno in TV, nelle pubblicità, sui social. Siamo così abituati alla pornografia che abbiamo perso completamente il senso della bellezza. Riusciamo a concepire o una bellezza astratta e disincarnata o una pseudo-bellezza fatta di piacere immediato.

L’equilibrio tra queste due dimensioni, così delicato e così necessario nel mondo dell’arte, è una vera e propria chimera nel mondo di oggi. E paradossalmente, laddove si dovrebbe combattere il sessismo con le unghie e con i denti, la maggior parte di noi resta in silenzio. La stessa industria della pornografia viene largamente accettata come espressione di “libertà individuale”, anche da molte che si professano femministe.

Quante di noi, però, sono disposte a usare quella stessa libertà per guardare con occhio critico al fenomeno del porno? Quante sarebbero disposte ad ammettere che l’oggettificazione della donna è praticamente alla base della pornografia? Una critica del genere nulla toglie alla nostra libertà di scelta, ma ci spinge a fare qualcosa che al giorno d’oggi è molto poco di moda: fermarci e riflettere.

Allo stesso modo, anziché alimentare questo sterile accanimento contro la Spigolatrice di Sapri, dovremmo guardare dentro di noi, e ammettere che abbiamo un gran bisogno di riscoprire il concetto di bellezza. Speriamo che la vicenda della Spigolatrice ci aiuti in questo senso, e ci spinga sempre a guardare oltre, prima di sollevare polemiche che servono solo a chiuderci ancora di più nei nostri pregiudizi.

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