Istat, aumentano i prezzi per l’inflazione soprattutto al Sud: stangata da 2500 euro l’anno per le famiglie

istat inflazioneDopo la denuncia di Assoutenti che parlava di una Pasqua all’insegna dei rincari (soprattutto sul cibo), arrivano ora i nuovi dati dell’Istat sull’inflazione che mostrano una stangata per le famiglie italiane. A marzo 2022, l’istituto stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,0% su base mensile e del 6,5% su base annua (da +5,7% del mese precedente).

DATI ISTAT SU INFLAZIONE: AUMENTANO I PREZZI

L’aumento dei prezzi pesa soprattutto nelle Isole e al Sud, comportando secondo le associazioni dei consumatori una stangata di oltre 2.500 euro l’anno per le famiglie. Il Codacons stima una mazzata di 1.997 euro annui per la famiglia “tipo”, mentre l’Unione nazionale consumatori calcola che i rincari raggiungono 2.577 euro per le coppie con tre figli. Solo per il cibo, secondo l’analisi di Assoutenti, la maggiore spesa media è di 434 euro. In particolare gli aumenti riguardano i prezzi dei Beni alimentari sia lavorati (da +3,1% a +3,9%) sia non lavorati (da +6,9% a +8,0%), quelli dei Beni durevoli (da +1,2% a +1,6%) e dei Beni semidurevoli (da +1,0% a +1,5%). I prezzi dei Servizi relativi ai trasporti, invece, registrano un rallentamento (da +1,4% a +1,0%). Accelerano sia i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +4,1% a +5%) sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,3% a +6,5%).

Su base annua aumenta la corsa dei prezzi dei beni (da +8,6% a +9,8%), mentre quelli dei servizi rimangono stabili (+1,8%). L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+7,1%) e in misura minore dei Beni alimentari lavorati (+0,9%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,9%), degli Alimentari non lavorati (+0,6%) e dei Beni semidurevoli (+0,5%).

LE CITTA’ PIU’ CARE

La prima città italiana per tasso di inflazione a marzo è Catania con un tasso dell’8,1%. Seguono Bolzano (7,8%) e Messina (7,7%), mentre le variazioni tendenziali più contenute si registrano a Torino (5,6%) e Reggio Emilia (5,3%). In generale la crescita dei prezzi accelera in tutte le ripartizioni geografiche ed è al di sopra del dato nazionale nelle Isole (da +6,8% di febbraio a +7,5%), nel Sud (da +6,0% a +6,7%) e nel Nord-Est (da +5,9% a +6,7%). Sono al di sotto della media nel Centro (da +5,6% a +6,1%) e nel Nord-Ovest (da +5,3% a +6,0%).

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