“Ercolano, Terra mia”. Una lettera d’amore alla città…

terra

Parole d’amore, intrise di ardore e di malinconia, per la propria città, per la propria terra natia. Frasi ricche di particolari e di dettagli che sembrano disegnare come in una fotografia, il profilo di Ercolano e dei suo abitanti, sembra quasi sentire il profumo del mare ed il sapore agrodolce delle bellezze di una terra dalle mille contraddizioni.

Un omaggio alla propria città, che il nostro lettore Nello Liberti, ha voluto fare e che ci ha donato.

Ercolano (TERRA MIA)…

L’odore della mia Ercolano, il suo fascino, la bellezza che ti toglie il respiro, la storia che circonda ogni luogo. Storia di lavoro, di vita, di lotte, di sconfitte, di sangue. La mia auto correva, sospinta sempre da quella musica antica e incantevole. seguivo quella strada che penetra al centro del paese immaginavo i vecchi braccianti che sudavano, guardavo le loro facce solcate dalle rughe e dal caldo asfissiante, sentivo le loro voci, le proteste, le bandiere, gli spari degli assassini , mandati a sporcare a fermare brutalmente la fame di diritto del popolo . Ho sentito il sapore della storia di questa terra, amaro dentro cui si nasconde la bellezza dei suoi monumenti che fino a oggi nessun ha saputo dare il loro valore. Ho ascoltato le parole e visto i volti di tanti Ercolanesi andati via per poter esprimere se stessi, fuggiti dalle braccia morbide, dagli occhi seducenti e maliziosi, dal corpo caldo di questa terra, amata e maledetta, difficile da respingere, da allontanare.

Ercolano,
oggi sono io a volermi allontanare da te, a volerti lasciare per evitare di odiarti. Ho capito che solo da lontano potrò amarti, potrò ricordare i tuoi occhi con malinconico affetto, potrò ascoltare ogni giorno il tuo canto senza rischiare di esserne ipnotizzato. L’amarezza che regali ai tuoi figli, quella pigra rassegnazione che si insinua nelle loro vene, che li divora poco a poco, li imprigiona, li conduce a rinunciare alle loro opportunità, non la posso più accettare. È ciò che ti maledice, che scalfisce la tua bellezza, che appesantisce il tuo abbraccio. Però, guardando tutto da un altro punto di vista, forse è proprio quel contrasto tra bellezza e amarezza, tra giallo vivo e rosso scuro, tra morte e amore, tra pigrizia e volontà, forse è proprio tutto ciò che fortifica il nostro essere, ci rende fieri, ci allena ad ogni cosa, ci prepara. Ed è quel bagaglio che ci portiamo stretto in mano quando partiamo, quando arriviamo in posti diversi, spesso anche ostili, in cui riusciamo a superare ogni cosa, perché ogni cosa ci sembra minore rispetto a quello che abbiamo vissuto. E così, nei momenti di maggiore soddisfazione della nostra vita, non possiamo non pensarti e ringraziarti, non possiamo dimenticarti, dovremo accontentarci. 

Ercolano però perdonami se vado, non scappo, non è una fuga, non potrai mai dirlo, perché accanto a te son rimasto per anni, rinunciando a tutto. Ma il tempo è scaduto, da questa solitudine a cui mi sono costretto per te voglio riemergere, per portare altrove tutto il tuo sapore, tutto ciò che mi hai insegnato, per condividerlo con chi vorrà scoprire la tua meravigliosa essenza. Ti difenderò dalle menzogne, dai saccenti, dalle etichette facili, dagli attacchi violenti, dai ragionamenti illogici, dai giudizi veloci, porterò in me le tue ferite ed i tuoi incanti, che ti infliggeranno e il piacere delle glorie che conoscerai, con il peso di un’illusione svanita. Lasciami respirare il profumo del mare e della sabbia estiva, dopodiché penseremo al nostro saluto, che sia un arrivederci come mi auguro. Ma forse non ce ne sarebbe bisogno, perché in effetti noi due, anche se distanti, non ci lasceremo nemmeno per un momento. E viaggeremo insieme. Viaggerò con te e con i miei pensieri che non smetteranno mai di seguirmi. Ti amerò, ti amerò ancora e per sempre, ovunque saremo, da qualsiasi riva guarderò i tuoi occhi. Mia dolce ERCOLANO (Terra Mia)….

Nello Liberti

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