Grande successo per “L’Angelo di Sarajevo”: la storia del giornalista napoletano

L'angelo di Sarajevo

Boom di ascolti per la prima parte della fiction “L’angelo di Sarajevo”, trasmessa ieri 20 gennaio in prima serata su Rai1. Ben 7.500.000 spettatori si sono appassionati alle vicende intricate e talvolta difficili da trattare che la fiction, interpretata da Beppe Fiorello, propone e mette in luce. Stasera alle 21.15 andrà in onda la seconda ed ultima parte e si prospettano risultati ancora più notevoli.

Guardare la fiction equivale a fare un tuffo indietro nel passato che riporta ad anni difficili e duri, di sanguinosi scontri, generati dal conflitto in Bosnia ed Erzegovina, consumatosi tra l’aprile del 1992 e la fine del 1995. Non si tratta solo di una rivisitazione storica e sociale di fatti cruenti ma di frammenti e ricordi impressi nella mente di qualcuno che ha vissuto, in veste di giornalista ed in prima persona, quella situazione. La fiction è infatti tratta da una storia vera, che viene racconta nel libro “Non chiedere perché”, edito nel 2014 da BUR Rizzoli e scritto dal giornalista napoletano Franco di Mare, che all’epoca del conflitto si trovava proprio in Bosnia come inviato della Rai.

Voglia di informare, di chiedere, di approfondire l’attualità, di mettere in luce fatti e situazioni poco piacevoli, l’insaziabile ed incontenibile sete di giustizia caratterizzano il ruolo di un giornalista all’interno della società e del mondo del lavoro. Una professione che dà innumerevoli soddisfazioni per il continuo contatto con le persone e per la sua dinamicità, per i continui stimoli, spunti critici e di riflessione ed idee che genera all’istante. Dall’altro lato il mondo del giornalismo è alquanto difficile: spesso ci si trova di fronte a bivi, a scelte difficili, che richiedono talvolta compromessi, a cui un vero giornalista, con sensibilità spiccata, profondità analitica innata, obiettività e naturalmente passione ed amore per la scrittura, non scenderà mai al costo di subire minacce. E’ difficile iniziare e spesso il riscontro economico non è troppo allettante e consono alla professione in sé e per sé. La vera informazione in ogni caso è quella limpida, trasparente, senza filtri che racconta la realtà così com’è, nuda e cruda.

Ripercorriamo brevemente i punti salienti della biografia e della storia professionale di Franco di Mare: nasce a Napoli il 28 luglio del 1955, diventa giornalista professionista a partire dal 1983 e subito dopo inizia a collaborare con la Rai, occupanodosi di cronaca per il TG2 e della Guerra dei Balcani e nel ruolo d’inviato in Africa ed America centrale. Nel 2012 continua ad occuparsi della cronaca ma per il Tg2: proprio in questi anni segue attentamente la maggior parte dei conflitti più accesi verificatosi negli ultimi vent’anni, quali Bosnia, Etipia, Eritrea etc. L’ambito della politica internazionale, il difficile e spietato mondo della camorra sono stati oggetto di approfondimento continuo, serio e continuativo: basta pensare che ha realizzato numerosi ed approfonditi servizi, documentari e reportage a riguardo, tra cui si annovera anche lo scandalo di Calciopoli e la vicenda del crack Parlamat. Ha collaborato con Renzo Arbore per realizzare il primo speciale sperimentale in joint-venture tra il TG1 e Rai 1 sull’uragano Katrina, da New Orleans. Oltre alla professione vera e propria di giornlista è stato anche conduttore sempre per la Rai nel 2003, ad Uno Mattina che conduce tutt’oggi e poi per il priogramma d’informazione “Sabato e domenica“. è importante citare la presentazione di vari eventi istituzionali al Quirinale, quale l’iniziativa incentrata sull’educazione civica del 60esimo anniversario della Costituzione Italiana. Ha scritto vari libri:

Il cecchino e la bambina. Emozioni e ricordi di un inviato di guerra, Rizzoli, 2009

– Non chiedere perché, Rizzoli, 2011

– Casimiro Roléx, Cairo Editore, 2012

– Il paradiso dei diavoli, Rizzoli, 2012

Tutto ciò ha distinto la carriera professionale di Franco di Mare, che non ha mai perso la sua integrità morale ed umanità. E’ stato anche testimonial per lo spot televisivo per l’organizzazione umanitaria Smile Train ed ha contribuito alla creazione di Amira, uno spettacolo teatrale, volto a narrare la sua vera esperienza di inviato nelle zone più disagiate, martoriate dalla guerra. Dal 2011 è diventato membro del Consiglio Direttivo dell’Unicef. La stessa esperienza in Bosnia ed Erzegovina l’ha segnato profondamente, tanto da scrivere un libro interamente dedicato a quella parte indelebile della sua vita di uomo e giornalista.

Infine ecco l’intervista rilasciata da Emanuela Grimalda, una delle attrici, a Visum Tv, in cui esprime il proprio parere sulla fiction.

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