La storia di Giuseppe, 5 anni, prigioniero dell’ospedale per colpa della burocrazia

giuseppe torna a casaGiuseppe è un bambino di 5 anni, ricoverato all’ospedale “Bambino Gesù” di Roma da 18 mesi dopo esser stato investito da un furgone, a Formia. Oggi è vincolato all’aiuto delle macchine per mangiare e respirare.

Ma il dramma attuale di Giuseppe è ancora un altro. Il bambino non può tornare nella sua casa di Giugliano (Napoli) a causa di cavilli burocratici. L’Asl Napoli 2 Nord, infatti, non ha ancora accolto la richiesta dei genitori del bambino affinché garantisse l’assistenza domiciliare di cui ha bisogno.

Oggi Giuseppe è rimasto solo. La mamma, Melania, è ricoverata al Policlinico di Napoli per una gravidanza a rischio. Il padre, Luca, ha dovuto riprendere il lavoro per la sussistenza economica della sua famiglia e fa la spola tra Napoli e Roma, continuamente, facendo tutto ciò che gli è possibile. Il piccolo ha bisogno di cure costanti: ogni ora deve essere girato per evitare che si formino delle piaghe da decubito, ha bisogno di qualcuno che liberi le cannule dai muchi e anche di essere lavato.

Un minimo di sollievo gli potrebbe esser garantito dal ritorno nella sua cameretta, ma: “Giuseppe è diventato ostaggio della burocrazia”, denuncia l’avvocato della famiglia Martinelli, Luigia Martino.

La famiglia, per sostenere il suo bambino, ha anche aperto una pagina Facebook “Giuseppe Torna a Casa” che già conta più di 3000 like e attraverso cui le persone stanno esprimendo tutta la loro solidarietà.

Oggi potrebbe essere il giorno decisivo, come scrive in un post su Facebook il Presidente De Luca: “L’Asl Napoli 2, in sinergia con l’ospedale Santobono e i competenti uffici regionali , in considerazione anche dello stato di salute della mamma di Giuseppe, predisporranno in via eccezionale l’assistenza richiesta”.

Nell’attesa che il provvedimento diventi ufficiale, sosteniamo anche noi, attraverso la pagina Facebook “Giuseppe Torna a Casa”, la famiglia Martinelli che, nonostante il dramma e le mille difficoltà, ha lottato e continua a farlo per il bene dei loro figli.

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