Fortuna, la sposina che ha perso la vita, come Lucia l’anima pezzentella di Napoli

luciaE’ un via vai di parenti ed amici la casa di Fortuna, la neo sposina che nel giorno del suo matrimonio ha perso la vita. Tutto è ancora fresco, il ricordo del ricevimento, il suo sorriso allegro e felice, i fiori e anche gli addobbi nuziali che lei stessa aveva scelto preferendo il color glicine, colore della felicità e dell’affetto.

Ed invece Fortuna, viene ricordata proprio come Lucia, altra sposa che purtroppo perse la vita il giorno del suo matrimonio e che tutt’oggi è venerata a Napoli nella chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco.

Di questa storia ce ne parla il sito Corrieredelmezzogiorno.it:

La morte della giovane di Casalanuovo che in abito bianco era appena salita nella camera d’albergo per la prima notte è circondata da un alone mitico. La fine improvvisa su una soglia antropologica in procinto d’essere varcata la immette in una sospensione propria delle eroine tragiche. La stessa sospensione in cui finì, almeno secondo la tradizione orale, la bella Lucia, il cui teschio è conservato ancora con il velo da sposa e la coroncina di perle, nell’ipogeo della chiesa in cui meglio sopravvive il culto delle anime del Purgatorio: capuzzelle di morti senza nome adottate da fedeli in cambio di favori e intercessioni celesti.

Incassata in una nicchia è la più amata delle anime pezzentelle perché il suo settore d’azione è quello, mai in crisi e sempre fiorente, delle pene d’amore. Gerbere fresche e lettere, messaggi ed ex voto testimoniano che il culto, vietato dalla chiesa cattolica negli anni Cinquanta, ha un’estrema vitalità e una fruizione tutta contemporanea.

Fortuna come Lucia dunque. Ma con una vibrazione tragica in più, quella del nome: Fortuna da leggere solo nel suo significato etimologico da ricondurre alla dea cieca e calva con le ali sotto i piedi (di cui uno poggiato su una ruota), unica arbitra del bene e del male.

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