Manuela e la sua vittoria con le “cybergambe”

manuelaUna caduta di nove metri nel 2009 non ha fermato Manuela, ragazza napoletana e piena di grinta, che per camminare deve indossare le sue cybergambe. Finalmente ha incoronato il suo sogno, battere un record di 10 metri percorrendo la strada con il suo esoscheletro.

Il sito Repubblica.it la racconta così:

Cinque ore, undici minuti e sette secondi: tanto dura la conquista di un record ed è lunga dieci  chilometri la strada per raggiungerlo dopo anni di fatica. La storia di Manuela Migliaccio si scrive su questi numeri, partendo da Napoli e trovando un senso nel tragitto tra Vercurago a Lecco, sulle rive dell’Adda, dove domenica ha conquistato il record del mondo nella maratona.

Napoletana doc, Manuela è riuscita a percorrere esattamente 10.549 metri con un esoscheletro ReWalk, battendo quello che era il primato detenuto dell’israeliano Radi Kaiuf e raggiungendo il sogno di camminare di nuovo sulle proprie gambe.

“Quello che ho provato in quel momento – dice la giovane campionessa, già detentrice del titolo di campionessa italiana di Paratriathlon a Bologna – è indescrivibile: emozione, felicità, gioia, adrenalina, euforia, orgoglio, soddisfazione. Tutti sentimenti universali, come lo sono stati il nervosismo, la paura di non farcela e la tensione provati prima di partire. Anche perché cercavo questo record da più di un anno, senza raggiungerlo: una volta per il maltempo, una volta per un guasto, ogni tentativo era andato a vuoto”.

La forza, però, ha avuto la meglio come sempre: la stessa che l’ha sostenuta dopo la caduta di nove metri dalla scogliera di un’isola greca nel 2009, quella che le ha permesso di affrontare con tenacia la fisioterapia e la riabilitazione in un paesino della provincia di Lecco, quella che l’ha spinta a provare le cybergambe che seguono il movimento del dorso: in avanti per suggerire allo scheletro esterno di avanzare, all’indietro per dirgli di fermarsi.

“Mi sono rialzata un po’ alla volta. Poi ho camminato, prima per cinque chilometri, poi sei, poi sette e fino alla vittoria. La mia vera forza, però, sono stati gli altri”, spiega Manuela, con l’emozione nella voce. “I miei amici, i miei cari, il team che mi ha assistito: senza di loro non avrei potuto fare nulla e, soprattutto, non avrei quasi neanche trovato la voglia di farlo”.

E Napoli? “È una città che amo, è la mia città e occupa il primo posto nel mio cuore e nei miei ricordi. La mia famiglia, il mio passato, tutto è a Napoli. Ma non so se è quello il posto del mio futuro: ora studio a Bologna, mi mancano qualche e esame e la tesi. Poi sogno di ritornare un giorno, lavoro permettendo”.

Poi Manuela ci pensa e aggiunge: “Oggi, è evidente che Napoli non è una città a norma per i disabili, quasi un incubo per chi si sposta in carrozzella e ancora di più per chi voglia avvicinarsi allo sport. Faccio parte, con altri importanti atleti napoletani, dell’associazione Milleculure che ha lo scopo di valorizzare lo sport in città  e di accorciare le distanze tra le attività e gli enti locali. Spero che questa mio record possa favorire la città e una nuova presa di coscienza”.

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