Morte di Salvatore Calignano, 3 indagati per omicidio. Trovate nuove tracce di sangue, sequestrata azienda

Salvatore Calignano e sua moglie


«Se è vero che me l’hanno abbandonato per strada voglio giustizia per mio marito, non meritava di essere trattato così». È il dolore di Carmela Amura, 56 anni, moglie di Salvatore Calignano, operaio edile di 61 anni morto in ospedale dopo essere stato trovato gravemente ferito in una strada isolata di Caivano.

La Procura di Napoli Nord ha aperto un’inchiesta affidata ai carabinieri per ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo e soprattutto capire cosa sia accaduto dopo il presunto incidente sul lavoro. Calignano è stato soccorso venerdì pomeriggio, intorno alle 15, con traumi gravissimi. Il giorno successivo è morto in ospedale.

Tra i nuovi elementi raccolti dagli inquirenti, alcune gocce di sangue rinvenute in prossimità di una palazzina. Sequestrata invece un’area industriale situata non distante dal punto in cui l’uomo è stato trovato agonizzante. Sono 3 le persone indagate con l’ipotesi di omicidio colposo in cooperazione e violazione delle norme di sicurezza sul lavoro.

La telefonata alla moglie e il lavoro sul tetto

Secondo il racconto della moglie, venerdì alle 13 Calignano l’aveva chiamata per dirle che stava svolgendo lavori di manutenzione sul tetto di un capannone. In particolare, avrebbe dovuto occuparsi della posa di una guaina isolante.

Ai sanitari del 118, prima di perdere conoscenza, l’operaio avrebbe riferito di essersi fatto male cadendo da una scala. Nei pressi del capannone sarebbe stata inoltre ritrovata la sua automobile. A distanza di circa due ore dalla telefonata alla moglie, però, l’uomo è stato trovato gravemente ferito in una zona isolata.

Il sospetto: perché è stato trovato lontano dal luogo dei lavori?

È proprio questo uno degli elementi sui quali si concentrano gli accertamenti. La famiglia sostiene che Calignano, dopo essersi infortunato, sarebbe stato spostato dal luogo dell’incidente e lasciato in strada invece di essere soccorso immediatamente.

Il nipote Enzo ha accusato i colleghi di averlo trasferito per cercare di nascondere eventuali responsabilità. Si tratta, al momento, di una ricostruzione della famiglia che dovrà essere verificata dagli investigatori. Gli inquirenti stanno cercando di stabilire chi fosse presente al momento della caduta, dove sia avvenuto realmente l’incidente e chi abbia chiamato il 118.

L’assunzione il giorno prima della tragedia

Un altro elemento al centro dell’inchiesta riguarda la posizione lavorativa di Calignano. La moglie ha raccontato di ritenere che il marito stesse lavorando senza un regolare contratto. Dagli accertamenti sarebbe però emerso che l’uomo era stato formalmente assunto il primo ottobre, appena il giorno prima dell’incidente.

Una circostanza che Carmela Amura sostiene di non conoscere e sulla quale l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha espresso dubbi. «La circostanza dell’assunzione subito prima del tragico evento ci appare quanto meno strana», ha dichiarato il legale, sottolineando che saranno gli investigatori a dover chiarire la vicenda.

Autopsia e cellulare sequestrato: l’inchiesta continua

La Procura di Napoli Nord ha disposto l’autopsia, che potrà fornire elementi importanti sulle lesioni riportate dall’operaio e sulla causa della morte. È stato inoltre sequestrato il suo cellulare, mentre i carabinieri stanno cercando di ricostruire gli spostamenti dell’uomo e la sequenza dei fatti.

Per la famiglia resta soprattutto una domanda: perché un uomo gravemente ferito non sarebbe stato soccorso direttamente nel luogo dell’incidente? Saranno gli accertamenti della Procura a stabilire se Calignano sia stato effettivamente spostato dopo la caduta, da chi e per quale motivo, oltre a chiarire la sua posizione lavorativa e le eventuali responsabilità nella tragedia.


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