Post Covid, il Nord si riprende ma piange per avere soldi. Il Sud muore: ripresa catastrofica

Post Covid, ripresa al Nord ma piange per i soldi. Al Sud catastrofeÈ già da tempo che che si sta diffondendo pericolosamente, nel mondo giornalistico e politico, l’idea che debba essere il Nord la parte del Paese a ricevere la parte più consistente degli aiuti per la ripresa post Covid. Perfino il Recovery Fund ed il diktat dell’Unione Europea sono stati messi in discussione, con Raffaele Fitto, candidato presidente della Regione Puglia il quale, da perfetto servo del sistema Italia autore attivo e cosciente del divario tra Nord e Sud, è arrivato a dire che i soldi del Recovery Fund dovrebbero essere dati al Settentrione in quanto maggiormente colpito dall’emergenza coronavirus. Fitto, oltre a dimostrare servilismo, ha altresì dimostrato ignoranza perché – come più volte è stat precisato – il Recovery Fund non serve ad alleviare le ferite del Covid, ma a sviluppare le aree più arretrate in osservanza del principio secondo cui è grazie al progresso delle zone depresse che si mette in moto la crescita di tutta una nazione. Non è un caso, infatti, che l’Italia sia costantemente tra i peggiori paesi europei in quanto a crescita economica: il risultato evidente e scontato dell’usanza di dare (quasi) tutto a chi è già ricco.

E così in molti sono già al lavoro per convincere l’opinione pubblica che è il Nord che deve ripartire, mentre il Sud debba aspettare, così come è stato costretto al lockdown più rigido nonostante il parere contrario del Comitato Tecnico Scientifico. Una scelta, presa dal governo, che ha fatto perdere 100 miliardi al Mezzogiorno.

La Svimez ha pubblicato le previsioni regionali 2020/2021 dove si indica che nel 2021 la ripresa nelle tre regioni più ricche del Nord (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) sarà consistente, seppur non in grado di pareggiare perfettamente le perdite di Pil registrate del 2020, ed in generale al Settentrione sarà doppia rispetto al Mezzogiorno: “La SVIMEZ ha già posto l’attenzione sulle ricadute sociali connesse alla ripartenza ‘dimezzata’ del Mezzogiorno (+2,3%) rispetto al Centro-Nord (+5,4%). Le previsioni regionali aprono la ‘scatola nera’ del differenziale di crescita tra Mezzogiorno e Centro-Nord nel 2021 svelando una significativa diversificazione interna alle due macro-aree nella transizione al post-Covid. L’unica regione italiana che recupera in un solo anno i punti di Pil persi nel 2020 è il Trentino. A seguire, le tre regioni settentrionali del ‘triangolo della pandemia’ guidano la ripartenza del Nord: +7,8% in Veneto, +7,1% in Emilia Romagna, +6,9% in Lombardia”. A soffrire un po’ di più sarà la Liguria.

Al Sud invece la situazione è drammatica: “Tra le regioni meridionali, le più reattive nel 2021 sono, nell’ordine, Basilicata (+4,5%), Abruzzo (+3,5%), Campania (+2,5%) e Puglia (+2,4%), confermando la presenza di un sistema produttivo più strutturato e integrato con i mercati esterni. A fronte del Sud che riparte, sia pure con una velocità che compensa solo in parte le perdite del 2020, nel 2021 ci sarà anche un Sud dalla ripartenza frenata: Calabria (+1,5%), Sicilia (+1,3%), Sardegna (+1%), Molise (+0,9%). Si tratta di segnali preoccupanti di isolamento dalle dinamiche di ripresa esterne ai contesti locali, conseguenza della prevalente dipendenza dalla domanda interna e dai flussi di spesa pubblica”. Non se la passa benissimo neanche il Centro, spaccato tra chi riesce a riprendersi seppur senza miracoli, e chi invece scivola verso Sud. Qui in basso la relativa tabella con i dati sulle previsioni.

La soluzione suggerita da Svimez è, ancora una volta, il superamento del divario tra le aree della nazione, proprio in linea con il concetto di Recovery Fund: “Anziché affannarsi a sostenere la causa delle tante questioni territoriali (del Nord, del Centro, del Mezzogiorno) che si contendono il primato nel dibattito in corso sulle vie di uscita dalla pandemia, è tempo di compattare l’interesse nazionale sul tema che le risolverebbe tutte se solo l’obiettivo della crescita venisse perseguito congiuntamente a quello della riduzione dei nostri divari territoriali”.

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