Covid, da nord a sud la disperazione dei ristoratori: persa la dignità del lavoro

Prima foto di Erreclub’s di Ragno Palmiro, seconda foto di Elena Tonon

Italia – le facce della crisi dei ristoratori. La dignità di lavorare, quella dignità che il covid e gli ultimi decreti stanno pian piano spazzando via. La crisi degli ultimi tempi si era già fatta sentire nelle casse di alcuni ristoratori ma nell’ultimo periodo hanno ricevuto la mazzata finale.

Sono tanti quelli che per tale motivo stanno scendendo nelle piazze italiane in questi giorni per contrastare il nuovo dpcm e le chiusure che ne derivano. Da nord a sud ci sono manifestazioni – purtroppo macchiate da episodi di violenza – di ristoratori, commercianti, esasperati da queste nuove norme che limitano il loro lavoro, i loro guadagni e la loro dignità.

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Da nord a sud la situazione è la stessa, sui social sono numerose le testimonianze di persone scoraggiate da questi nuovi tempi che vedono crollare via i sacrifici di una vita.

Elena Tonon, figlia di un proprietario di un ristorante in Veneto, posta la foto del padre seduto e scoraggiato dalla nuova ordinanza che impone la chiusura del suo locale alle 18. Elena scrive un lungo messaggio dedicato alla forza del padre e a tutti quelli che, come loro, combatteranno in questi mesi:

Questo è mio papà. Un uomo che si è fatto dal niente, dalla povertà di una famiglia di mezzadri veneti. Una famiglia numerosa dove le donne dicevano che non avevano fame pur di lasciare il cibo ai figli.
Gente umile, senza tanti fronzoli per la testa.

Gente che è partita dall’Italia giovane, lontano dalla famiglia, verso la Germania dove ha deciso di imparare un mestiere e di riportarne le conoscenze acquisite qui in Italia.
Perché quando ami un Paese poi ci ritorni.

È lì immobile il Beppo, seduto, pensieroso dopo aver scoperto che forse dobbiamo chiudere la nostra attività alle ore 18 e non dobbiamo neanche aprire alla domenica, giorno d’incasso assicurato per una attività come la nostra.
“Questa è la mazzata finale” mi ha detto.

A me dispiace, ma io non ci sto. Alla gente come me, quella con un po’ di sensibilità, gli si spezza il cuore.
Non siamo gente che va a dire in giro che il Covid non esiste, siamo gente che ha sempre avuto una dignità. E la rivogliamo. Ce la faremo papà!“.

 

Questo è mio papà. Un uomo che si è fatto dal niente, dalla povertà di una famiglia di mezzadri veneti. Una famiglia…

Pubblicato da Elena Tonon su Sabato 24 ottobre 2020

Da Avellino invece arriva un’altra testimonianza, sempre lasciata sui social, di due lavoratori seduti fuori il loro locale. Uno scoraggiato, l’altro che cerca di rincuorarlo e una semplice ma significativa frase “Chest’è” come a significare che tante parole non servono, che la situazione è questa ed è il momento di non cadere giù.

 

Chest’è…

Pubblicato da Erreclub’s di Ragno Palmiro su Lunedì 26 ottobre 2020

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