Aiuti per commercio e ristorazione, il Nord prende tutto. Il Sud muore

Il Nord prende tutto. Parliamo di aiuti di Stato alle aziende operative nei settori del commercio, ristorazione e costruzioni che nel 2020 hanno ottenuto fondi per 103 miliardi di euro. L’Osservatorio sugli Aiuti di Stato di Cribis, società per la gestione del credito commerciale e lo sviluppo del business, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Marche sono le regioni dove in percentuale le aziende hanno fatto più ricorso al sostegno pubblico, mentre Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna da sole hanno percepito il 45,3% della somma totale di aiuti.

“Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono le regioni che, in valore assoluto, hanno ricevuto più aiuti di Stato: 23,77 miliardi di euro la Lombardia, quasi il doppio del Veneto (12 mld di euro) e oltre il doppio dell’Emilia-Romagna (10, 93 mld di euro)”. Tre regioni che da sole, quindi, hanno assorbito 46,7 miliardi di euro (45,3% sul totale di 103 miliardi), e non c’entra nulla che al Nord si trovino i principali apparati produttivi del Paese visti i settori presi in considerazione.

“Considerando il numero di imprese  – continua la nota di Cribis – che hanno ricevuto aiuti di Stato in rapporto al totale delle aziende attive sul territorio, è la Valle d’Aosta a guidare la classifica regionale, con il 51,6% (6.142 imprese). Seguono Friuli-Venezia Giulia (40%, 37.345 imprese), Marche (34,1%, 51.577) e Basilicata (30,1%, 15.755). Nelle ultime posizioni troviamo Lazio (15,3%, con 87.429 imprese), Molise (16,3%, 4.962) e Campania (16,7%, 82.783)”.

Se guardiamo alle province notiamo ancora una disparità parecchio accentuata tra quelle situate nel settentrione, centro o meridione d’Italia: “Nella top ten delle province con la più alta percentuale di imprese che hanno ottenuto aiuti di Stato troviamo in testa Aosta (51,6%) che precede Gorizia (42,5%, 3.878 imprese), Udine (40,2%, 18.029), Trieste (39,8%, 6.084) e Pordenone (38,8%, 9.354). Seguono, nell’ordine, Trento (36,5%, 17.362) e quattro province marchigiane: Fermo (34,7%, 6.731), Macerata (34,5%, 11.823), Pesaro (34,4%, 12.241) e Ancona (33,7%, 13.644)”.

“Le 10 province le cui imprese, in rapporto al totale di quelle presenti sul territorio, hanno fatto meno ricorso agli aiuti concessi dal Governo sono invece Caserta (12,7%, 10.631 aziende), Bolzano (12,8%, 7.101), Roma (14,5%, 64.823), Viterbo (14,6%, 4.965), Rieti (14,7%, 2.069), Benevento (14,8%, 4.556), Nuoro (15,6%, 3.616), Campobasso (15,6%, 3.533), Latina (15,9%, 8.397) e Oristano (15,9%, 2.238)”.

Un rapporto che, di per sé, non costituirebbe una cattiva notizia: se un’azienda non ha chiesto Aiuti di Stato, o se un territorio ha ricevuto poco denaro rispetto al totale, vuole dire che non ne ha oppure ne ha meno bisogno. La realtà che conosciamo tutti però ci dice che il Sud è sempre più povero e vede aumentare a dismisura il divario con il settentrione. Come mai, dunque, una così marcata differenza territoriale?

L’inghippo potrebbe essere situato nei requisiti di ammissione ai ristori, dato che il 2020 è stato l’anno del Covid e del lockdown. L’ottenimento dei fondi è infatti sottoposto all’essere le attività situate in zona rossa (per questo vediamo la Lombardia che da sola sfiora i 24 miliardi) e al requisito del fatturato che deve essere inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato rispetto all’anno 2019. È perciò ovvio che la maggior parte dei fondi abbia preso la direzione del Nord, se già le imprese meridionali galleggiavano a mala pena con fatturati ridotti all’osso, impossibili da ridurre ulteriormente scongiurando la chiusura, e se sono state le regioni settentrionali quelle ad essere state per più tempo in zona rossa.

Ciò però non vuol dire perciò che il Sud abbia sofferto di meno, anzi. Vuol dire che le aziende al Mezzogiorno hanno chiuso a differenza di quelle settentrionali, le cui proprietà avevano una disponibilità economica che ha consentito (per loro fortuna) di evitare chiusure e fallimenti.

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