Il sindaco di Bergamo: “Ricomincio dal Nord”. Dopo la Lega ci sarà la nascita del “Pd-Nord”?

In queste ore stanno facendo molto discutere le parole del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, il quale sul suo profilo Twitter ha dichiarato senza mezzi termini: “Salvini allontana la Lega dal Nord, davanti al Pd c’è l’occasione della vita: farsi rappresentanza della parte più moderna ed europea del Paese. Ci vogliamo provare? Si comincia col mettere il lavoro, la produttività e la crescita in cima alla nostra agenda“, per poi rimarcare il post con l’hashtag “#RicominciodalNord“.

Pare quindi che il sindaco di Bergamo, quello che fino a qualche settimana fa ringraziava i meridionali per aver salvato molti bergamaschi definendoli “un grande popolo“, stia tornando sui passi di molti suoi conterranei nordisti, ma questa volta con vesti non leghiste, bensì del PD.

Sembra che il partito che governa con i 5 Stelle stia prendendo una piega non tanto nazionalista ed unitaria, considerando che Gori è solo l’ultimo di una schiera di Piddini del Nord che si stanno rivolgendo al pubblico politico con un pensiero “nordista”.

Ricordate ad inizio luglio l’espressione del presidente dell’Emilia Romagna, il Piddino Stefano Bonaccini con il suo Nord che “deve ripartire subito, il Sud può aspettare“? O il sindaco di Milano Beppe Sala, uomo di sinistra? “Un dipendente pubblico del Sud deve guadagnare meno di un dipendente pubblico del Nord“.

Pochi giorni fa un’altra uscita poco piacevole per chi cerca di vedere quell’Italia (mai fatta) un po’ più unita, e come si può leggere in un articolo del Corriere della Sera dell’1 agosto, Sala sottolinea la visione filonordista che dovrebbe continuare ad avere lo stato italiano: “Il governo? Non guardi più al Sud che al Nord“.

Insomma, eravamo abituati a sentire queste parole da quel partito verde-padanista, anche se di fatto la politica di qualunque partito che ha governato in Italia almeno negli ultimi 50 anni (ma in realtà da 160 anni, tra monarchia e repubblica), ha sempre difeso gli interessi di quella parte del Paese che il sindaco Gori definisce “più moderna ed europea” (ossia il Nord), ma a quanto pare le battaglie politiche ed economiche continuano a non essere tra destre e sinistre, ma tra Nord e Sud (ancora dal 1861).

E con l’arrivo futuro dei fondi europei del Recovery Fund dal 2021 si potrebbero vedere tanti interessi in ballo, facendo scoprire le carte a molti finti unitaristi che cercheranno chiaramente di tutelare gli interessi in primis delle loro terre, piuttosto che provare a distribuirli equamente con tutti i “fratelli d’Italia”. Sarà veramente così?

Intanto, in uno studio recente, il giornalista del Mattino, Marco Esposito, ha evidenziato mediante il grafico del CPT 2020 (Rapporti dei conti pubblici territoriali) come il Sud anche dal punto di vista della pressione fiscale è sempre più appesantito, avendo superato addirittura il centro-nord (dal 2000 al 2018), con il 47,8% contro il 46,7% in percentuale sul PIL.

Il tutto aggiungendo i dati Eurispes del 2019 con oltre 840 miliardi di euro dirottati al Nord dal 2000 al 2017. Altro che Sud assistito, altro che “ripartiamo dal Nord”, il punto è che questa Italia unita nei diritti e nelle opportunità non è mai stata fatta. La domanda è: “riusciremo a fare gli europei, se non siamo stati neanche in grado di fare gli italiani?”.

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