“Manifestavano pezzi di…”: De Luca usa un linguaggio violento che alza la tensione

vincenzo de lucaVincenzo De Luca usa un linguaggio violento, nonostante la situazione a Napoli ed in diverse città della Campania non sia esattamente tranquilla. Perfino nella sua Salerno ci sono state delle tensioni, con alcuni manifestanti che si sono diretti verso casa sua lanciando dei petardi. Ieri sera da Fabio Fazio, nel corso di Che Tempo Che Fa, commentando la protesta di venerdì scorso ha affermato che “protagonisti degli scontri sono stati pezzi di camorra, di neofascisti, di antagonisti e pezzi di… qualcos’altro”.

Una terminologia violenta, volgare, che alza i toni al posto di essere distensiva. Anche nei mesi scorsi, tra lanciafiamme e cinghialoni, le parole utilizzate non erano state delle più “istituzionali” seppure apprezzate dal popolo dei social e dagli elettori che gli hanno riaffidato la guida della Campania con il 68% delle preferenze. In primavera però la situazione era diversa, allora si trattava di convincere i cittadini a essere responsabili e le espressioni adoperate, nonostante non fossero bellissime, hanno avuto oggettivamente una certa efficacia. Oggi tale atteggiamento potrebbe però avere l’effetto opposto, ossia esasperare qualche animo.

Il presidente si riferiva certamente a vandali, criminali e non alle persone perbene con le quali tutt’ora dialoga, eppure nell’ottica del mantenimento dell’ordine pubblico forse è il caso di abbassare i toni, soprattutto se si tratta della personalità più esposta e contestata. In questo momento bisogna essere concilianti, il che non vuol dire non essere duri con chi si comporta in modo criminale, non vuol dire avere paura o arrendersi a quei soggetti.

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